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23 aprile 2018

Spettacoli

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11.01.2018

Marygold, arriva «One Light Year» con sette brani dal classico stile prog

La copertina dell’album
La copertina dell’album

A Verona il “Prog” è di casa, lo sappiamo bene. E una delle band più interessanti del panorama cittadino sono i Marygold, che pubblicano il loro secondo album intitolato One Light Year, per Andromeda Relix e distribuito da Gt Music. One Light Year si presenta subito con l’elegante e delicata copertina, opera del giovane artista russo Egor Shapovalov. Ma quello che colpisce è la perfezione dei suoni curati, tutte le canzoni sono suonate nel classico stile e gusto “prog”, con Fabio Serra in cabina di regia per quanto riguarda produzione, registrazione e mixaggio avvenuti agli Opal Studios, con la masterizzazione finale di Stefano Cappelli ai Creative Mastering di Forlì. La musica dei Marygold è immediata, e bastano solo un paio di ascolti di One Light Year per assimilare al meglio il lavoro, complesso ma fluido allo stesso tempo, di Massimo Basaglia alla chitarra, Guido Cavalleri voce e flauto traverso, Stefano Bigarelli tastiere, Marco Pasquetto alla batteria e Alberto Molesini al basso, poi sostituito dopo la registrazione dell’album da Marco Adami bassista originario della band. Sette brani originali, per un totale di oltre 57 minuti di musica, e di questi tempi non sono pochi, dove basta chiudere gli occhi un attimo e si viene subito portati in una dimensione fantastica e magica, dove i testi sono importanti tanto quanto la musica. “La nostra è una band dove tutte le idee, dalla musica ai testi, vengono discusse e sviluppate tutti insieme, con un profondo senso critico, che è la forza della band – dicono i ragazzi dei Marygold -. Non siamo musicisti professionisti, e tutti i nostri brani nascono da una piccola idea per poi trovare la propria struttura definitiva nelle lunghe nottate passate a provare nella nostra sala prove”. Dicevamo dei testi. Quando il Prog è nato alla fine degli Anni Sessanta, “raccontava” storie di altri mondi, romantici e decadenti, dove ogni parola aveva una propria valenza. I testi dei Marygold si avvicinano molto a questa maniera di intendere fantasia, amore, malinconia e passare del tempo. Si va da un incontro con un piccolo alieno caduto sulla Terra in Spherax H2O, a Pain, dove un demone si diverte a prendere in giro gli uomini per poi diventare egli stesso umano e patire il dolore, ad un amore estivo vissuto in Travel Notes on Bretagne. Ants in The Sand è una metafora attuale dell’umanità sempre all’inseguimento dei propri interessi, ma in balia della natura. Non manca il pezzo strumentale, Without Stalagmite, il passaggio generazionale di Fifteen Years, e Lord of Time, brano fantastico nel vero senso della parola, chiude One Light Years dove il capriccioso Signore in questione si diletta a governare il destino del Mondo. E proprio una frase di questa canzone ci da l’esatta essenza dei Marygold e del loro Prog: “Sono ancora seduto qui, mentre il sole sta baciando i prati floridi”. • L. SGU.

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