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24 settembre 2017

Spettacoli

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12.09.2017

Maria Callas, il mito alimentato dal gossip

Il soprano Maria Callas, morta 40 anni fa
Il soprano Maria Callas, morta 40 anni fa

Maria Callas è l’unico personaggio del mondo della lirica che si è trasformato davvero in mito e a 40 anni dalla sua scomparsa, il 16 settembre 1977, i fans non accennano a diminuire considerandola la più grande cantante del Novecento. Un mito alimentato anche dalle sue qualità di interprete e attrice forse legate a un’esistenza tormentata e passionale, che ne fece anche un personaggio popolare e da rotocalco, specie negli anni del suo unico, grande, complicato amore per il mitico miliardario Aristotele Onassis e sino alla sua morte avvolta nel mistero di un ipotetico suicidio. Registrazioni ormai di culto ci restituiscono il timbro personalissimo e vibrante, il colore, la potenza, la notevole estensione e agilità, l’intensità drammatica della sua voce che la fecero definire “divina“ sin dagli anni dei suoi esordi e successi in Grecia negli anni ’40, dove sua madre l’aveva riportata dopo la separazione dal padre, madre che le aveva fatto studiare musica e poi, accortasi del suo talento, canto.

«La sua voce non aveva limiti - ricorda Franco Zeffirelli con cui lavorò più volte - era insieme soprano, mezzosprano e contralto ed ebbe il genio di trasformare questo suo difetto in virtù, capace di sbalordire a sorpresa sempre come arrivasse da un altro pianeta».

Cecila Sophia Anna Maria Kalogeropoulos, questo il suo vero nome, era nata a New York il 2 dicembre 1923, dove la famiglia era emigrata. E lì torna e, per pagarsi gli studi, fa la baby sitter in casa di un amico di Toscanini, che la conosce e le farà avere la prima scrittura, all’Arena di Verona per «La Giocondà di Ponchielli nel 1947, dove nasce il rapporto con l’industriale Battista Meneghini, che diverrà suo marito e manager mentre la sua carriera esplode a Firenze l’anno dopo con ’Normà di Bellini, che poi interpreterà oltre 90 volte, mente l’aria ’Casta divà sarà per sempre la ’suà aria, grazie al saper coniugare agilità e virtuosismo del belcanto con la sua voce scura e corposa. Nel ’49 ecco il trionfo nei «Puritani» di Bellini a La Fenice, grazie a una improvvisa sostituzione, per arrivare acclamata a La Scala nel ’51 con «I vespri siciliani» di Verdi e nel ’56 al Metropolitan con «Norma», mettendo via via in repertorio anche «Lucia di Lamermoor», «Tosca», «Madama Butterfly», «Anna Bolena», «La Vestale», «Macbeth», «Medea». Proprio per il suo talento attoriale lavorerà, oltre che con grandi direttori, da Serafin a Karajan, da Giulini a Pretre, con grandi registi, da Luchino Visconti a Pier Paolo Pasolini.

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