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14 novembre 2018

Spettacoli

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21.11.2017

Le atmosfere barocche di Bach

In piena atmosfera barocca l’applaudito e godibilissimo concerto proposto da La Giovane Classicità nell’ex chiesa di Santa Maria in Chiavica, con l’Orchestra Sinfonica Città di Verona, che per l’occasione si è presentata in formazione d’archi, flauto e clavicembalo.

Sotto la direzione essenziale del maestro Francesco Mazzoli, anche solista molto applaudito al clavicembalo, la serata ha proposto una splendida rilettura monografica di Bach in cui i violini superbi di Lino Megni (davvero con un suono splendido, d’altri tempi) e Samuele Aceto ed il flauto di Andrea Stefanoni hanno messo ben in evidenza le già conosciute capacità interpretative dei tre solisti, mentre il clavicembalo, dominato con maturo virtuosismo e sicurezza da Mazzoli, ha esplorato tutte le sonorità possibili dello strumento, dal pizzicato sommesso del liuto al brillante ripieno quasi organistico del “plein jeu”.

In programma tre famose partiture di Bach, tre capolavori del concertismo barocco: il “Concerto per due violini in re minore”, il “Concerto italiano” in una innovativa e trascinante versione per clavicembalo e orchestra ed il “5° concerto brandeburghese”.

Nel primo concerto l’orchestra ed i solisti hanno espresso con proprietà interpretativa il senso della tragicità barocca che caratterizza questo concerto, grazie al dialogo serrato dei violini nel primo e nel terzo movimento. Tragicità che trova tregua nella cantabilità di rara poesia del secondo movimento. In questo brano in particolare il canto sublime dei violini è stato diretto con forza, eleganza e grandezza.

Il “Concerto italiano” ha dato ampio spazio al virtuosismo del clavicembalo brillando in un sicuro effetto trascinante. Anche qui il secondo movimento, in contrasto con l’Allegro del primo e del terzo, ha proposto un canto di profonda malinconia e sublime contemplazione stupendamente sottolineati dal lamento degli archi in sordina.

Il “Concerto brandeburghese n. 5” ha fornito ampio spazio ed applausi meritati anche alla maestria dell’ottimo Andrea Stefanoni al flauto.

In conclusione di serata Mazzoli ha regalato due brani fuori programma: Rigaudon et Double di Jean-Philippe Rameau e l’ardua toccata di bravura “Il diavolo a quattro” di Friedrich Marpurg.

Sala gremita, con spettatori rimasti in piedi.G.Cor.

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