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26 settembre 2018

Spettacoli

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08.01.2018

La sperimentazione vincente del quartetto multilingue O.R.K.

Sala piena per assistere al concerto del quartetto degli O.R.K. FOTO BRENZONI
Sala piena per assistere al concerto del quartetto degli O.R.K. FOTO BRENZONI

Giulio Brusati «In questa band ci ascoltiamo, mentre suoniamo, e i brani prendono vie diverse rispetto alle incisioni in studio; Non abbiamo timore di sperimentare. C'è un clima di libertà totale e siamo influenzati gli uni dagli altri». Parola di Colin Edwin, ex bassista del gruppo di culto Porcupine Tree e ora negli O.R.K., il quartetto multilingue - anglo/italo/americano - che l'altra sera si è esibito sul palco del Giardino music club davanti a una sala strapiena. Ad attirare il pubblico, oltre a Edwin, è stato Pat Mastelotto, batterista dei King Crimson, con Carmelo Pipitone dei Marta Su Tubi alla chitarra e Lef alle tastiere e alla voce. Con la sezione ritmica di due tra i migliori gruppi prog-rock, facile immaginare come agli O.R.K. non manchi propulsione. Ma la potenza non è la sola caratteristica: elastici come un combo avant-jazz e tecnici come musicisti classici, in un set di un'ora e mezza (dopo l'apertura dei giovani francesi Lizzard) hanno dimostrato come si possa ancora spingere il rock avanti, in territori inesplorati. Se su disco apparivano un notevole gruppo progressive, dal vivo gli O.R.K. sfidano i generi e aggiungono ulteriori soluzioni, in termini di sound e arrangiamento, grazie all'innesto della violoncellista Eleuteria, musicista bresciana diplomatasi a Verona (di cognome fa Arena...). Le canzoni - Mastelotto le chiama proprio così, "songs" - sono profonde, ricche di intrecci, cambi e sorprese. Difficili magari per chi ascolta solo pop commerciale; ma perfettamente integrati al gusto prog e in definitiva apprezzabili da chiunque abbia un po' di curiosità. Quello che rende intrigante l'ascolto degli O.R.K. è l'apparente semplicità con cui la musica fluisce. In "Jellyfish/Medusa" le trame complesse della chitarra (Pipitone è un vero virtuoso) fanno oscillare il gruppo dal blues notturno dei Morphine al rock carico di dolore di Alice in Chains e Soundgarden, dal prog intellettuale dei Porcupine Tree al pop deviato degli Xtc. A chiudere tutto, viene scelto un brano di David Bowie, "I'm afraid of Americans". Mastelotto - che tornerà al Giardino con in progetto Stickmen e sarà in tour in Italia nel 2018 con i King Crimson - spiega così la scelta del brano del Duca Bianco: «Io sono nipote di nonni veneti e ho paura degli americani. L'America ora mi impaurisce». E alla luce di tutto questo verrebbe voglia di riascoltare gli O.R.K. per capire se alla loro musica profonda e cupa vada aggiunto un sottotesto politico. •

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