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24 aprile 2018

Spettacoli

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06.04.2018

La Sorte alle selezioni di Arezzo Wave

C’è chi si gioca tutto con un singolo, chi suona in ogni bar e pub della provincia e chi, invece, seleziona le uscite, puntando su appuntamenti speciali. In attesa di pubblicare un album. Come La Sorte, trio rock veronese arrivato alla selezioni regionali di Arezzo Wave, il festival della musica indipendente, dopo aver partecipato al Premio Arci Buscaglione e alla Notte Rossa Barbera a Cuneo, al Reset Festival di Torino e alle finali del contest per lo Sziget, mega-festival ungherese. «Invece di suonare in mille posti, come fanno altre band – le capiamo; è una scelta condivisibile», ci spiegano i tre de La Sorte, «abbiamo deciso di puntare su eventi e appuntamenti di alto livello per smuovere le acque e farci notare. Il 6 aprile saremo in un locale in provincia di Treviso, l’Altroquando di Zero Branco, per le selezioni venete di Arezzo Wave». Le stesse che hanno visto sul palco, qualche giorno fa, un’altra band veronese, i Percorsi Di-Versi. «Suoneremo davanti a una giuria il cui voto peserà per il 70 per cento a fronte di un 30 per cento del pubblico. Solo tra qualche settimana ci diranno se abbiamo passato il turno, approdando alle finali nazionali». Giorgio Pighi, Matteo Piomboni e Zeno Camponogara, seppure al primo album come La Sorte (uscirà a maggio per un’etichetta che non si può ancora dire), sono in giro da più di 15 anni con band come Bikini The Cat, Murmur, Lunar Dump e Greta Narvik. E ora da dove arriva il nome che hanno scelto? «Volevamo qualcosa di definitivo; la fine di un sospeso esistenziale. E suonando in una sala prove al Chievo, il nome era più vicino di quello che pensavamo. Certo, La Sorte rappresenta soprattutto quella forza impersonale che presiede in modo imperscrutabile le vicende del mondo». Per quanto riguarda la musica, i riferimenti sono i Beatles psichedelici, T-Rex, Syd Barrett e i primi Pink Floyd ma anche Placebo, Massimo Volume e Marlene Kuntz. Ma soprattutto i Killers, con quella loro grande voglia di fondere il beat da ballare con il rock. «In realtà abbiamo più sonorità che nomi di band di riferimento», dicono, «e se dovessimo indicare un produttore che farebbe per noi, avessimo un budget illimitato, potrebbe essere William Orbit che ha prodotto Madonna e i Blur o Tommaso Colliva dei Calibro 35». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulio Brusati
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