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22 settembre 2018

Spettacoli

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07.09.2018

La Dresden incanta il Filarmonico Applausi a Gilbert e Bathiashvili

Il concerto della Staatskapelle di Dresda diretto da Alan Gilbert FOTO BRENZONI
Il concerto della Staatskapelle di Dresda diretto da Alan Gilbert FOTO BRENZONI

Sferzante partenza del XXVII Settembre dell’Accademia, quella di ieri sera davanti ad un bel Filarmonico esaurito. C’era in programma il concerto della Staatskapelle di Dresda -fra le più prestigiose e antiche orchestre europee- diretta dall’americano Alan Gilbert (chi non ricorda il suo lungo praticantato alla New York Philharmonic), con la partecipazione della celebre violinista Lisa Bathiashvili. Nel Secondo Concerto di Prokofiev, affrontato con sicuro nerbo (e da poco inciso), l’interprete georgiana mostra subito un forte legame con la tradizione interpretativa russa. Con quella che fa capo in prevalenza a David Oistrakh, per aver studiato in Germania con Mark Lubotsky, uno degli allievi più dotati e più fedeli della scuola di Oistrakh, forse sconosciuto agli appassionati italiani, ma dedicatario di molti lavori di Schnittke e Britten, a cui prestò anche la propria partecipazione strumentale. Della scuola Oistrakh, la Bathiashvili conserva la capacità di plasmare la frase melodica con lunghe arcate di grande intensità musicale che si screziano con accentuazioni calcolate in semifrasi per evitare qualsiasi tipo di staticità al procedere del discorso musicale. Rispetto ad Oistrakh la giovane violinista evidenzia una maggiore varietà nell’uso del vibrato ed una capacità di variare il colore del suono per adattarlo meglio all’espressione della frase musicale. Colpisce di lei l’approccio particolarmente mesto con cui caratterizza il tema di esordio del Secondo Concerto di Prokofiev -tipico dall’intonazione russa- nel quale il lungo assolo del violino viene realizzato in un unico respiro musicale, esattamente all’opposto della classica versione offerta da uno Zimmermann. Il suo rapporto con il direttore Gilbert è poi ottimo. Lo si percepisce distintamente in momenti come l’Allegro moderato: la compostezza con cui i due si muovono nei frequenti cambi di tempo realizza al meglio l’iridescente orchestrazione composta da Prokofiev. Cosa pretendere di più da una solista quando nello spazio di una battuta riesce a passare dalla meccanica al lirismo più sfrenato, come accade all’inizio del successivo Andante assai? Nell’affrontare poi la Prima Sinfonia di Mahler Alan Gilbert fa risaltare una grande maturità, il sicuro talento tecnico in grado di accordare la lucidità dell’analisi alla coerenza dell’arco complessivo, con una tensione che non conosce un solo attimo di cedimento. Nella sua direzione si apprezza il capillare lavoro di definizione dei dettagli -vedi alcune declinazioni espressive nell’introduzione del primo tempo- invece di un arido atteggiamento dimostrativo, configurato con un senso complessivo di maggiore classicità e naturalezza. La ricerca di una tradizione interpretativa riconducibile a Mahler lo porta a prosciugare la sua lettura della sinfonia da qualsiasi effetto gratuito, per puntare ad una essenzialità interamente rivolta ad enucleare il cuore poetico dell’opera, escludendo qualsiasi divagazione estatica o decorativa. Il concorso della Dresden è qui impagabile, anche se l’orchestra è priva dello sfarzo timbrico e delle risorse virtuosistiche di altri grandi complessi europei. Applauditi i due bis sulle note di Profokiev e Wagner. •

Gianni Villani
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