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20 giugno 2018

Spettacoli

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02.06.2018

«L’omaggio a Dalla? Una festa tra duetti, aneddoti e filmati»

Ron, padrone di casa per la serata omaggio a Lucio Dalla al Romano
Ron, padrone di casa per la serata omaggio a Lucio Dalla al Romano

Nella nostra anima c’è sempre stato e ci sarà sempre un posto per Dalla. E allora sia benvenuto il nuovo omaggio all’artista di Bologna, intitolato “Lucio!”. È in programma al teatro Romano all’interno del Festival della Bellezza, stasera alle 21, coordinato da Ron. «Sarò il… padrone di casa», ci spiega Rosalino Cellamare. «E con me ci saranno una schiera di amici e colleghi: Ornella Vanoni, Gaetano Curreri degli Stadio, Mario Biondi, Fiorella Mannoia, Alice, Gigi D'Alessio e Giovanni Caccamo. E se ne aggiungeranno altri». La serata diventerà anche un programma televisivo che sarà trasmesso dalle reti Mediaset in prima serata. Èin programma a iniziodel mese di settembre, con la coproduzione di F&p Group. Ron, ci può anticipare chi canterà cosa, se ci saranno duetti o altre combinazioni? No, dai… Se dico qualcosa, mi tagliano la lingua. Ci saranno duetti con me e tra gli altri artisti. Ma non sveliamo di più: meglio lasciare la sorpresa. Che atmosfera ci sarà? Di festa. Sarà una serata leggera. Se Lucio capisse, da lassù, che abbiamo intenzione di fare la sua commemorazione, si arrabbierebbe. Racconteremo Lucio in modo divertente: la sua curiosità, il suo modo di essere, le sue passioni. E avremo una serie di filmati e di altri ospiti, non solo musicali. Sarà uno spettacolo ricco e di grande cuore: molti – quasi tutti – gli ospiti hanno avuto una storia artistica con Dalla e la connessione è molto forte. Con l’inedito che lei ha portato a Sanremo, il disco dedicato a Dalla, il tour, i tributi degli anni scorsi, le reinterpretazioni di altri cantanti: non le sembra che, in fondo, Lucio sia ancora un po’ tra noi? Sì, perché era una bella persona, non solo un grande artista. Quando andavamo in giro, la gente lo abbracciava come un fratello. Tra lui e le persone non c’era distanza: lo adoravano tutti. Non è che gli saltassero addosso come fan, ma lo salutavano con affetto, come uno di famiglia. Merito, ovvio, della sua personalità ma soprattutto della sua arte. Che non è solo la musica, le canzoni, ma anche il teatro, l’opera pop come “Tosca”, la pittura, la poesia… E come si fa a dimenticare un artista così grande? Lucio è una montagna. Lo è ancora. Ed è impossibile da buttare giù. Una sua canzone difficile da scalare c’è? Chi si avvicina a “Caruso” è un temerario. Sarebbe come rifare, chessò, “Fronte del porto” e recitare la parte di Marlon Brando. “Caruso” l’ha rifatta anche Pavarotti – il più grande di tutti - ma quella di Lucio è migliore. Dalla aveva un altro sentimento. Ma come iniziò tutto, tra voi? Ricorda la prima volta che vide Dalla? E come potrei dimenticarmela? Avevo appena 16 anni, stessa sua etichetta discografica. Ci siamo dati appuntamento a Roma; voleva farmi ascoltare una canzone. È arrivato in sedia a rotelle, tutto ingessato. Dalle fasciature uscivano solo gli occhialini e la barba. Aveva appena fatto un incidente sul Grande Raccordo Anulare. Iniziò a parlare e… mi fece ridere subito! Scherzava ed era ironico, anche in quelle condizioni. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulio Brusati
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