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22 luglio 2018

Spettacoli

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02.01.2018

L’addio dei Biglietto Per l’Inferno

Il gruppo Biglietto Per l’Inferno
Il gruppo Biglietto Per l’Inferno

Giulio Brusati Due ore di spettacolo per chiudere un'esperienza durata più di dieci anni. I Biglietto Per l'Inferno (versione folk) hanno concluso al music club Il Giardino di Lugagnano la loro incarnazione post-2005, anno del ritorno sulle scene dopo un paio di album progressive anni '70, diventati dischi di culto, e non solo per l'afflato religioso che contengono. «Siamo tornati per riproporre in versione folk, con strumenti tradizionali, i brani prog-hard rock dei nostri primi due dischi», ha spiegato davanti a un folto pubblico Mauro Gnecchi, batterista, uno dei due componenti storici della band (l'altro è il tastierista e fisarmonicista Giuseppe "Pilly" Cossa). «Ora il progetto è finito e ci sembrava giusto chiudere al Giardino, un luogo dove abbiamo suonato diverse volte. Certo, noi non smetteremo di suonare». E vedremo adesso quale incarnazione futura avrà questo Biglietto che nella rilettura folk, poco elettronica e molto popolare del repertorio prog, aveva trovato una propria cifra stilistica efficace. Anche in versione meno hard rock, brani come «L'amico suicida» e «Un biglietto per l'inferno» mantengono intatta la potenza evocativa, il fascino misterioso e la carica rock, merito anche della voce di Mariolina Sala, intrigante anche mentre recita versi, balla e si dimena. Rock dall'alto tasso teatrale, quello del Biglietto, con fisarmonica, flauti, ocarine e contrabbasso a dare al tutto un sapore straniante. Musica perfetta come colonna sonora di un film horror di Pupi Avati, ambientato nella nebbia padana. «Il tempo della semina», «Vivi lotta pensa» e il già citato «Biglietto...» sono i brani che colpiscono ancora, a quasi 40 anni di distanza dalla loro prima pubblicazione. Il vertice però arriva con «L'amico suicida». E non la pensiamo così solo noi... «Anche fra Claudio (cioè Claudio Canali, primo cantante del gruppo, ora monaco benedettino) ha detto che questo è un capolavoro», ha ammesso Gnecchi, sorridendo. Se c'era bisogno di una benedizione, è arrivata. •

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