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18 ottobre 2017

Spettacoli

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23.10.2016

King’s Singers, viaggio nel tempo

Il sestetto britannico dei King’s Singers al Filarmonico
Il sestetto britannico dei King’s Singers al Filarmonico

Un concerto memorabile quello dei King’s Singers al Filarmonico. È stato un vero trionfo per il famoso sestetto vocale britannico, campione mondiale nel genere a cappella, che ha entusiasmato il pubblico con un viaggio nel tempo, tra diversi stili musicali, dal Rinascimento al pop. La formazione vocale inglese, che si è aggiudicata due Grammy Awards (nel 2009 e nel 2012), si è appena rinnovata con l’avvicendamento di un corista. È arrivata a Verona al completo con Patrick Dunachie (il controtenore che ha ricevuto il testimone da David Hurley, ritiratosi dal gruppo dopo 25 anni e 3 mila concerti), Timothy Wayne-Wright (controtenore), Julian Gregory (tenore), Christopher Bruerton (baritono), Christopher Gabbitas (baritono) e Jonathan Howard (basso).

La serata, presentata da Franco Cesaro, è stata impreziosita dalla partecipazione del soprano Cecilia Gasdia. Ospiti di prima grandezza, intervenuti per festeggiare i 60 anni di attività del coro veronese Stella Alpina, diretto da 26 anni da Maurizio Righes e composto da 45 elementi. L’evento – durato quasi due ore e mezza – si è aperto con l’esecuzione di sei brani da parte del coro Stella Alpina. Poi la Gasdia, accompagnata al piano dalla sorella Elena, assieme al coro scaligero ha cantato, con voce celestiale, La Vergine degli angeli, l’inno tratto da La forza del destino di Verdi.

I King’s Singer hanno fatto il loro ingresso sul palcoscenico intorno alle 22, accolti dai calorosi applausi degli oltre 800 spettatori. Forti emozioni hanno suscitato le sei magiche voci inglesi, abili ad intrecciarsi con armonia esaltando brani di musica antica e contemporanea, per i quali hanno ricevuto frequenti ovazioni. La loro performance si è divisa in due sezioni. Nella prima parte, i britannici si sono cimentati in una serie di madrigali italiani (dal Trionfo di Dori, 1592). Poi, tre brani del compositore romantico tedesco Max Reger fino ai Nonsense di Goffredo Petrassi – interpretati pure con efficace mimica facciale – che hanno divertito i presenti. A seguire brani classici, da Penny Lane dei Beatles a Chanson d’amour a Down by the riverside. Non sono mancate cartoline dal mondo, con Egoli di Stanley Glasser, compositore di origine sudafricana, Nel blu dipinto di blu, che ha strappato lunghi applausi. Nel finale, i King’s Singers, la Gasdia e il coro Stella Alpina hanno eseguito in inglese What a wonderful world. Il coro veronese e il soprano hanno concluso cantando col pubblico Signore delle cime.

Marco Scipolo
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