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25 settembre 2018

Spettacoli

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07.07.2018

Jovanotti cantastorie, trent’anni in tre ore

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, trent’anni di carriera alle spalle
Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, trent’anni di carriera alle spalle

Più di tre ore a ruota libera tra canzoni e aneddoti davanti a una platea che canta, ride e applaude: al Teatro Carcano di Milano, Jovanotti ha registrato lo speciale “VH1 Storytellers“ che, una volta condensato e montato, andrà in onda il 29 luglio su VH1 alle 23 (in contemporanea su Paramount Channel e Spike). Da solo sul palco spoglio, arredato da una seggiola e quattro chitarre, Lorenzo Cherubini veste gli inediti panni del cantastorie mentre arpeggia, racconta, intona una carriera inaugurata quasi esattamente 30 anni fa, il 29 giugno 1988. Una storia lunga una vita. Una vita ancora tutta da scoprire. Con cambi di passo repentini. E sorprese dietro l’angolo. Il dolce è l’inaspettato. Un excursus autobiografico che parte da “Quando sarò vecchio“, prima canzone a ottenere l’approvazione del padre, e attraversa memorie d’infanzia come le sigle del “Pinocchio“ di Comencini e di “Sandokan“. Il ricordo della madre commuove lo stesso artista: «Ho scritto poche canzoni tristi: in casa mia ho sempre avvertito il ruolo di quello che portava allegria. Dopo tre figli mia mamma era stanca, allora si diceva che aveva l’esaurimento nervoso. Così ho messo la divisa di quello che doveva alleviare questa tristezza, l’ho fatto come un piccolo soldato, e mi è rimasto questo vizio». Un brano dopo l’altro, eseguiti per intero o solo accennati, il cantante snocciola i capitoli di una vita e i suoi personaggi: amici, musicisti, produttori, discografici, familiari. Ne emerge il dietro le quinte di un cammino tra versi «invecchiati male» giudicati con autoironia, processi creativi fulminanti o viceversa molto lunghi, e snodi artistici ed esistenziali rappresentati dalle canzoni: le prime ispirazioni di “Gimme Five“ e “La mia moto“ e lo smarrimento di “Gente della notte“; il ritorno hip hop di “Una tribù che balla“ e “Muoviti muoviti“ e la genesi di “Ragazzo fortunato“; le radici melodiche di “Serenata Rap“ e la sperimentazione di “L’ombelico del mondo“; e poi l’amore da marito e da padre spiegato con “Bella“, “Per te“, “Libera“; l’uscita da una nuova crisi con “Mi fido di te“; quindi “Ora“, “Ragazza magica“ e infine “Paura di niente“ da “Oh, Vita!“. Un’ultima strofa e un’ultima serata con cui Jovanotti si congeda dal palco dopo un lungo tour nei palasport, celebrato nel nuovo video “Viva la libertà“, l’inno che ha chiuso ciascuna delle 67 date. •

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