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18 luglio 2018

Spettacoli

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05.07.2018

John Cale, in concerto dai Velvet al futuro

John Cale, gallese di nascita, classe 1942
John Cale, gallese di nascita, classe 1942

Avesse smesso di comporre e suonare alla fine degli anni Sessanta, John Cale sarebbe rimasto ugualmente nella storia della musica, grazie a due album capolavoro: il primo disco dei Velvet Underground, quello con la banana gialla e rosa ideata da Andy Warhol e «White light/ White heat». Entrato nella Hall of Fame del rock con la band di Lou Reed & Nico, ha pubblicato svariati dischi da solista, con Brian Eno, con lo stesso Reed (l’omaggio a «Drella» Warhol). Ha lasciato anche un segno producendo i dischi d’esordio degli Stooges di Iggy Pop, di Patti Smith e in parte dei Modern Lovers, plasmando così il suono di garage, punk e rock alternativo, in anticipo sui tempi, come con i Velvet Underground. Fino a sabato 7 luglio Cale è in tour in Italia con un progetto d’avanguardia (e non poteva essere altrimenti): oggi alle 21 è a Pistoia, alla Fortezza Santa Barbara; venerdì 6 alle 21.30 è al Parco della Musica di Padova, in un concerto organizzato da Veneto Jazz; e infine il 7 luglio ad Arti Vive Festival a Soliera, in provincia di Modena. La data di Padova sancisce la collaborazione di Veneto Jazz con il Parco della Musica. Cale salirà sul palco con la sua band formata da tre musicisti: Dustin Boyer alla chitarra, Joey Maramba al basso e Deantoni Parks alla batteria. Il programma della serata è imprevedibile. Conterrà di sicuro brani dei Velvet Underground scelti tra «Lady Godiva's Operation», «Stephanie says», «Venus in Furs», «I'm Waiting for the Man» e «Sunday morning», ma Cale ci tiene anche a suonare una volta ancora canzoni da «Songs for Drella», tributo a Warhol scritto a quattro mani con Reed, insieme a brani di altri artisti, compresa Nico («Frozen Warnings») e Modern Lovers («Pablo Picasso»). Potrebbe riprendere «Heartbreak Hotel» di Elvis Presley, ovviamente alla sua maniera, trasformata in una punk gospel song che piace molto, c’è da scommetterci, agli Arctic Monkeys. Le altre canzoni possibili vengono da dischi anni ’70 come «Fear», «Paris 1919» e «Helen of Troy». Potrebbe trovare spazio anche la sua versione di «Hallelujah» di Cohen, visto che la sua ultima uscita è «Fragments of a Rainy Season», disco registrato dal vivo nel 1992 e ristampato nel 2016 con materiale in più. •

Giulio Brusati
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