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23 settembre 2018

Spettacoli

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27.02.2018

Il piano di Patrizia Quarta esalta i solisti

I protagonisti del concerto al Filarmonico FOTO BRENZONI
I protagonisti del concerto al Filarmonico FOTO BRENZONI

Nemmeno il freddo e le intemperie hanno scoraggiato gli spettatori di Verona Lirica - tra i quali era presente anche il nuovo Sovrintendente della Fondazione Arena, Cecilia Gasdia - che domenica hanno riempito il Teatro Filarmonico per ascoltare il quinto concerto della stagione 2017 - 2018. «Grazie a tutti per aver sfidato il vento Buran!» ha esordito il presentatore Davide da Como, prima di introdurre un programma la cui particolarità scaturiva proprio dal contrasto fra un variopinto ventaglio di paesaggi climatici ed emotivi: dai romantici inverni di Giacomo Puccini alla Spagna incandescente di Georges Bizet, passando per la Scozia spettrale di Gaetano Donizetti, la Svizzera bucolica di Vincenzo Bellini, la Venezia sognante di Jacques Offenbach e la Russia nostalgica di Pëtr Čajkovskij. Uno spettacolo molto apprezzato dal pubblico, ospite speciale l’arpista Davide Burani, che ha proposto con elegante virtuosismo le lunari «Variazioni sulla Norma» di Giovanni Caramiello e una personale rielaborazione del Valzer di Musetta, per poi dare spazio a una compositrice contemporanea, Deborah Henson Conant, della quale ha eseguito il brioso «Baroque Flamenco» (estensione moderna del «Minuetto in la minore» di Jean-Jacques Rousseau). Accompagnati al pianoforte dal maestro Patrizia Quarta, i quattro solisti hanno dato prova di notevole musicalità, attenzione alla parola e bel piglio recitativo. Si è creato fin da subito un grande feeling con il pubblico presente in sala. Ovazione popolare per il soprano Rosa Feola, la quale, complice un’assoluta padronanza di emissione, trilli e colorature, ha tratteggiato con vivacità eroine belcantistiche fragili solo all’apparenza come Norina di «Don Pasquale» («Quel guardo il cavaliere») o Amina de «La sonnambula» («Care compagne … Come per me sereno … Sovra il sen la man mi posa»). Il baritono Sergio Vitale si è imposto per la generosità timbrica e comunicativa con cui ha messo a nudo le anime tormentate di Jack Rance («Minnie, dalla mia casa son partito» da «La fanciulla del West») e Nabucco («Dio di Giuda»). Sostenuto da un’ottima dizione, il tenore Eduardo Aladrén ha invece scelto di prestare la propria voce morbida e accattivante a giovani innamorati quali Mario Cavaradossi di «Tosca» («Recondita armonia») e Gabriele Adorno di «Simon Boccanegra» («Sento avvampar nell’anima»). Una sorpresa Ivana Srbljan, mezzosoprano dal timbro quasi contraltile, capace di giocare con una sensualità elusiva (dall’aria di Olga in «Evgenij Onegin» all’Habanera di «Carmen») ma anche di sfoderare, all’occorrenza, un accento imperioso. L’ampia selezione di duetti ha accontentato tutti i gusti, riguardanti sia le tematiche, sia gli abbinamenti vocali: tenore/baritono («In un coupé?» da «La bohème»), soprano/mezzosoprano (la Barcarola da «I racconti di Hoffmann»), soprano/baritono («Appressati, Lucia ... Il pallor funesto, orrendo» da «Lucia di Lammermoor»), tenore/mezzosoprano («C’est toi? C’est moi!» da «Carmen») e, ovviamente, tenore/soprano in «Tu che m’hai preso il cuor» (dall’operetta «Il paese del sorriso»), che ha concluso il concerto tra gli applausi del pubblico. •

Angela Bosetto
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