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24 ottobre 2017

Spettacoli

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19.06.2017

«Il genere che suono io?
Musica della mia mente»

Billy Cobham è nato a Colon, Panama, nel 1944. Dopo il servizio di leva ha suonato con Horace Silver
Billy Cobham è nato a Colon, Panama, nel 1944. Dopo il servizio di leva ha suonato con Horace Silver

Sarà Billy Cobham, icona della batteria e maestro celebrato da intere legioni di batteristi, ad aprire il cartellone di Verona Jazz 2017, che quest’anno, organizzato da Eventi (in collaborazione per alcuni concerti con Veneto Jazz), si svolgerà al Teatro Romano per sei serate consecutive a partire da domani alle 21.15. Cobham sarà per la prima volta al Romano con la sua attuale e giovane band formata da Christian Galvez al basso, Carl Orr alla chitarra, Steve Hamilton e Camelia Ben Naceur alle tastiere. Il super batterista, nato a Panama nel 1944 (ma naturalizzato statunitense), inizia nell’ambito del grande jazz, sotto il segno del pianista jazz Horace Silver che lo ingaggiò nel suo gruppo nella seconda metà degli anni Sessanta. Con il pianista Cobham esordisce anche su disco registrando «Serenade To a Soul Sister» (Blue Note 1968) e già nel ’69 suona dal vivo e incide con vari protagonisti del soul jazz dell’epoca come Shirley Scott e George Benson. Le sue collaborazioni con grandi leader di tutti i generi musicali, da James Brown a Miles Davis, da Roberta Flack a Peter Gabriel, da John McLaughlin (con cui ha fondato la Mahavishnu Orchestra) a Ron Carter, Stanley Clarke, Herbie Hancock, George Duke sono davvero innumerevoli

Il programma del festival prosegue mercoledì 21 giugno con il Paolo Fresu Devil Quartet , giovedì 22 col trio del pianista armeno David Gazarov, il 23 col cantautore Raphael Gualazzi e poi il 24 c’è Stefano Bollani col suo progetto Napoli Trip, il 25 sarà la volta di Simona Molinari col suo progetto dedicato a Ella Fitzgerald intitolato «Lovin’ Ella» della cui formazione fa parte il trombonista Mauro «Otto» Ottolini. Verona Jazz si chiuderà il 26 giugno col trombettista salernitano Luca Aquino.

Mr. Cobham, cosa ci farà ascoltare domani sera?

La scaletta sarà incentrato sul mio disco «Tales from the Skeleton Coast», uscito tre anni fa. Il songbook in questione si rifà alle mie esperienze di tanti anni fa nell’Africa sud-occidentale, quella che oggi si chiama Namibia. Come spesso accade nelle mie registrazioni, in ogni brano del disco c’è una formazione differente e hanno preso parte solo alcuni dei musicisti che saranno con me a Verona.

Come definirebbe questa musica? Jazz-rock? Fusion?

Non mi piacciono molto le definizioni, ma se debbo darne una direi che è la musica della mia mente.

Il gruppo con cui suona a Verona Jazz è inedito. Registrerete qualcosa?

C’è un progetto che si intitola «Tierra Del Fuego». Non ho idea però di quando e come verrà realizzato o pubblicato.

Come è nata questa sua formazione?

Nello stesso modo in cui sono nate molte delle mie formazioni. Sono sempre alla ricerca di musicisti con cui l’intesa musicale sia basata sul rispetto reciproco. Quando ne noto uno che ha una particolare personalità, cerco di ricordarmene e poi lo coinvolgo nelle più diverse situazioni. Questo spiega le coesistenza di molte diversità all’interno delle mie formazioni: ognuno viene da una parte diversa del mondo, da un percorso differente e porta con sé il proprio approccio alla mia musica.

Tra i primi leader ad ingaggiarla fu il pianista Horace Silver che tra l’altro suonò proprio al Romano nel 1994. Che ricordo ha di quell’esperienza ?

Wow! Non sapevo davvero che Silver avesse suonato sullo stesso palco. Suonare con Horace è stata per me un’esperienza fondamentale e mi ha fatto molto onore. Lavorare con lui è stato come essere ammesso alla corte di un mago come apprendista.

Può indicare quelli che secondo lei sono i cinque batteristi più importanti nella storia dello strumento?

No, non posso. Ce ne sono troppi.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Oltre ad alcuni concerti con Stanley Jordan e Christian Galvez in Francia e in Italia, farò attività didattica. A luglio presenterò a Mesa, in Arizona, il mio progetto educativo «Art of the Rhythm Section Retreat» che si focalizza sul modo in cui le sezioni ritmiche funzionano anche per sostenere i solisti.

Luigi Sabelli
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