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25 maggio 2018

Spettacoli

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12.05.2018

Il doppio pianoforte di Borgato strega il pubblico grazie alla maestria di Skudlik

Il concerto nella basilica di San Zeno FOTO BRENZONI
Il concerto nella basilica di San Zeno FOTO BRENZONI

L’altra sera nella basilica di San Zeno gli sguardi del numeroso pubblico erano tutti per lui: il grande doppio pianoforte a pedali creato da Luigi Borgato. Il magnifico strumento ha fatto valere tutta la sua eccezionale potenza e raffinatezza sonora nel «Concerto in mi bemolle maggiore» di Gounod, anche per la capacità esecutiva di un grande organista pianista come Johannes Skudlik che ne ha costantemente padroneggiato le esaltanti possibilità, specie nel delizioso e melodico terzo tempo «Adagio ma non troppo» (bissato al termine), che da solo meriterebbe un capitolo a parte. Il doppio Borgato ha due casse sovrapposte, quella superiore è suonata manualmente alla tastiera e la seconda da una pedaliera enorme: 37 pedali per tre ottave, più di quelli dei grandi organi, che Luigi Borgato, sapiente artigiano vicentino, ha costruito a mano. Uno strumento di enorme difficoltà - ne esistono solo quattro esemplari- che non può essere suonato da tutti i pianisti, ma che richiede un organista che sappia anche suonare il pianoforte e viceversa. Johannes Skudlik, appunto, un interprete raffinato che non ha mancato al gravoso appuntamento mostrando le sue caratteristiche migliori: una versatilità ed una manualità davvero strepitose. Per nulla la sua carriera è delle più vaste -Ennio Morricone ha scritto per lui il suo Concerto per organo- dove è compresa anche la direzione d’orchestra, ultimamente eseguita alla guida della Sinfonica della Radio Bavarese. Prima del Concerto di Gounod, sapientemente diretto da maestro Ovidiu Balan, Skudlik ha infatti imbracciato la bacchetta per dirigere a sua volta. L’intervento verteva sulla grande Terza Sinfonia di Brahms a capo dell’Orchestra Mihail Jora di Bacau in cui si è preso qualche libertà. Ma la sua fantasiosa ricchezza di idee si è tradotta spesso in incantevole freschezza espressiva dove la coerente dimensione elegiaca e nostalgica, che pervade tutta l’esecuzione, riesce ad evitare il rischio di disperdersi in un disorientante frammentismo lirico. Un Brahms a volte personale che però si è fatto ascoltare con costante interesse.Prima del concerto l’abate di San Zeno, monsignor Gianni Ballarini, ha benedetto il Doppio Borgato. •

Gianni Villani
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