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24 novembre 2017

Spettacoli

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13.11.2017

I Solisti della Scala e di Roma
stimolano consensi e l’appetito

Pubblico numeroso e partecipe al primo concerto brunch al Teatro Ristori FOTO BRENZONI
Pubblico numeroso e partecipe al primo concerto brunch al Teatro Ristori FOTO BRENZONI

Primo concerto “brunch” al Teatro Ristori che ha trovato consenziente (vista l’enorme affluenza) il pubblico chiamato ad applaudire il Quintetto dei Solisti del Teatro alla Scala di Milano e dell’Accademia di Santa Cecilia di Roma. La formula adottata per la prima volta era molto stimolante considerato anche l’invito “culinario” post concerto, ma evidentemente lo era la stessa caratura artistica del concerto, visto che gli interpreti sono considerati fra i migliori esponenti delle due massime orchestre italiane, coadiuvate da uno strepitoso pianista come Nazzereno Carusi.

Francesco Di Rosa all’oboe, Fabrizio Meloni al clarinetto, Alessio Allegrini al corno e Gabriele Screpis al fagotto, sono infatti solisti di fama, noti ed apprezzati per la ricca attività discografica che li contraddistingue, per la visibilità che gli attribuiscono spesso le cronache specialistiche. E di quanto sia viva pure la grande tradizione strumentale italiana, lanciata verso il futuro, lo hanno fatto chiaramente ascoltare fin dalle prime battute del concerto.

Il programma di sala prevedeva due veri gioielli della cameristica: il Quintetto op. 16 di Beethoven e il Quintetto KV 452 di Mozart, ai quali si accompagnavano in apertura di ogni tempo, i gustosi duetti da Il Poliuto di Donizetti, variati da Carulli e da La Sonnambula di Bellini, da Klosé.

L’interazione tra i cinque solisti è stata sempre di una chiarezza estrema: un meccanismo espressivo, un perfetto gioco d’incastri, non solo sul piano puramente tecnico, ma anche su quello del bilanciamento timbrico, del lavoro sui colori e le sfumature, della comunione d’intenti che regola la visione generale e l’economia espressiva dei brani, all’insegna di una geometria delle emozioni, vitale, dai profili limpidi nella definizione degli infiniti sfumati, resi con somma raffinatezza di tratto.

Perché l’impronta della lettura dei cinque è stata fortemente connotata in senso analitico: la fisionomia, l’architettura e l’organizzazione formale dei pezzi, sviluppatesi specialmente nel quintetto mozartiano, dove al termine è stato bissato il Rondò Allegretto. Il tutto è emerso dall’armonioso comporsi dei loro singoli elementi, definiti, animati in ogni dettaglio, in una gestualità di calzante incisività, a definire e organizzare dall’interno un organismo musicale estesamente articolato, ma unitario, rigoglioso di vitalità creativa.

E ancora elegante ed equilibrato nella naturalezza è apparso l’Andante cantabile del Quintetto beethoveniano, privo d’affettazione, con cui le diverse specificità stilistiche sono state ogni volta presentate con attenzione scrupolosa nell’adozione di un linguaggio, di un eloquio esteticamente appropriati. Un successo vibrante per i cinque, con applausi ritmati e numerose chiamate in proscenio.

Prossimo concerto brunch domenica 3 dicembre, sempre alle 11, con Alti & Bassi quintetto vocale a cappella presentano “Da Bach a Jannacci, tutto è jazz“.

Gianni Villani
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