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27 maggio 2017

Spettacoli

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21.04.2017

Giorgia, luci e ombre di una grande voce

Giorgia ieri sera all’Agsm Forum. Sullo sfondo, Sonny T. musicista di Prince dal 1991 al 1996Giorgia: tappa veronese dell’OroneroTour FOTOSERVIZIO BRENZONI
Giorgia ieri sera all’Agsm Forum. Sullo sfondo, Sonny T. musicista di Prince dal 1991 al 1996Giorgia: tappa veronese dell’OroneroTour FOTOSERVIZIO BRENZONI

«Io credo in questa vita, credo in me», canta Giorgia. E come potrebbe essere diversamente. Madre Natura, Dio, chi volete voi, le ha donato una voce così particolare, così duttile. Può farci quel che vuole, con questo strumento. Lei ci lavora da vent’anni, l’ha studiato e lo conosce.

Ieri sera all’Agsm Forum, ce ne fosse ancora bisogno, ha confermato di poter cantare ciò che vuole. Palasport stracolmo (solo il palco immenso ha impedito di arrivare alla capienza massima) e applausi a non finire per la tappa veronese del suo «Oronerotour».

Giorgia fa tutto: inizia lo show con pop elettronico, scenografie (videowall) ultramoderne e una band sintetica che picchia duro. Può anche scegliere di continuare con una brani soul. «Scelgo ancora te» mostra lampi di quello che amiamo di lei. Una cosa stile Amy Winehouse, però con troppa batteria. E un «abbracciarsi un po'» che ricorda Mogol-Battisti.

«Tu mi porti su e mi lasci cadere...» dal vivo è un hit in levare, tipo le prime cose di Rihanna. Lei ripete «Volare» e il pubblico risponde come Modugno, «Oh, oh», mentre passa dallo scat prodigioso a un acuto spaccabicchieri, così, mentre cammina per il palco su tacchi vertiginosi.

A rapire il pubblico è il soul da brividi di «E poi», con vocalizzi salutati da applausi e ooooh di stupore.

Anche «Come saprei» scioglie la platea (per la verità «bollita» dalla temperatura alta del palasport...). Il brano con cui vinse Sanremo nel 1995 ha un gerundio («Emozionando») che allora appariva una licenza poetica, mentre oggi, equiparato ormai alle forme in -ing dell'inglese, sembra filare dritto. E diventa il punto in cui Giorgia prende fiato per mostrare la sua potenza vocale. «Il mio Come saprei dura un quarto d'ora», confessa al pubblico . «Se volete cantarlo con me, dovete prendere fiato sennò nun ja famo...»

Poi, purtroppo, si torna alla Giorgia ipertechnoelectro, con «Vivi davvero» sparata a mille. Le luci sono fantastiche, i laser raffinati, i video coinvolgenti. E gli intermezzi dance con due ballerini-robot strepitosi, come quelli dei percussionisti stile «bloco-afro» Olodum (quelli del video di Michael Jackson «They don’t care about us»): c'entrano poco con lo show (un rimando alla scenografia robotica?) ma sono pazzeschi. Completano il brano «Regina di notte», maranza techno-pop che ci restituisce una Giorgia fredda, lontana, una Lady dispersa sul pianeta Gaga.

Brillante, tecnoide e fuorviante, come la produzione: «Marzo» ha un testo risibile e la melodia non la ricordiamo più, ma i video trasforma in emozionante un brano dimenticabile.

In «Amore quanto basta» cita Lauryn Hill; poi con «Sign O' the times» omaggia Prince, ma la canta un po' troppo alta. Forse l'ha scelta per il testo, ma è davvero uno di quei brani non replicabile. Poi lascia spazio alla band per «Let's go crazy» e «Kiss». Il bassista Sonny T., che con Prince ci ha suonato davvero, si lancia in «Purple rain».

Ecco, Giorgia è in questa «league» qui. E se Amy Winehouse ha trovato Mark Ronson che l'ha portata a «Back to black», e Aretha Franklin è stata «riscoperta» da Jerry Wexler che ha creato per lei l’ambiente soul perfetto per esprimere se stessa, da qualche parte esiste un produttore che ci farà sentire, un giorno, Giorgia «natural woman». E allora ci metterà davvero in ginocchio.

Giulio Brusati
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