19 marzo 2019

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12.01.2019

Genova ricorda il suo Faber con una festa

Fabio Fazio, Gino Paoli e Dori Ghezzi a Palazzo Ducale di Genova
Fabio Fazio, Gino Paoli e Dori Ghezzi a Palazzo Ducale di Genova

GENOVA Anarchico come lo sono stati Cristo e Dèjacque, con occhi e cuore rivolti verso l’uomo. Anarchico quindi rivoluzionario, capace di sovvertire le regole dettate dall’artificio e dall’ipocrisia. Rivoluzionario quindi vero, con la sua capacità di usare le parole esattamente per quello che sono, senza indulgenza alcuna. Vero, quindi poeta. Fabrizio De Andrè, 20 anni dalla morte, e Genova sua città natale si incontrano di nuovo. Una festa, ci voleva: e festa è stata nel Palazzo Ducale di Genova con i suoi amici più veri, con suo figlio Cristiano e sua moglie Dori Ghezzi, con gli intellettuali e la gente comune. Prima i filmati trovati in Rai Teche e mixati da Vincenzo Mollica per una folla che ancora va in estasi e si commuove, poi un concerto che lo ricorda, poi le parole di chi Faber in un modo o nell’altro l’ha vissuto. In più di mille, alcuni in coda per ore, sono andati al Ducale per ascoltare il ricordo di Faber nelle parole di Dori Ghezzi, Cristiano De Andrè, Neri Marcorè, Mauro Pagani, Gino Paoli, Antonio Ricci, Fabio Fazio. «Ho imparato a convivere con Fabrizio in modo diverso, a parlarne come se parlassi del presente. È la forza che mi avete dato voi», ha detto Dori Ghezzi rivolgendosi ai mille che hanno trovato posto all’interno del Salone del Maggior Consiglio. «È un momento molto difficile per voi - ha detto Ghezzi, facendo riferimento al ponte Morandi - ma ho sempre pensato che Genova sa dove arrivare e sarà più forte che mai. Mi sento di essere genovese e anche un po’ genoana» ha concluso, scatenando l’entusiasmo dei presenti. Su Faber e le sue canzoni e la sua voce e il suo modo di essere è stato scritto tanto e tanto è stato detto: del suo impegno che diventava politica, della sua splendida voce, del suo saper essere ironico e filosofo e in un certo qual modo saggio. Della sua capacità di usare le parole o di trasformare in poesia la sofferenza. Del suo rapporto con il prete “da marciapiede“, quel don Gallo che gli scrisse una lettera poco dopo la sua morte: «Tu, Faber, mi hai insegnato a distribuire il pane non solo tra le mura del Tempio, ma per le strade, nei vicoli più oscuri, nell’esclusione». «Mi hanno chiesto cosa mi manca di lui. Mi manca lui, mi manca mio padre - dice Cristiano -Preferisco ricordarlo nel giorno del suo compleanno che commemorare il giorno della sua morte». Cristiano ha ricordato l’ultima tournèe insieme, il loro riavvicinamento e ha descritto aspetti del carattere di Faber. •

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