20 gennaio 2019

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09.07.2012

Eccellenti Negrita, un rock che unisce le generazioni

Il concerto dei Negrita al castello di Villafranca FOTO BRENZONI
Il concerto dei Negrita al castello di Villafranca FOTO BRENZONI

Oltre tremila persone, dai dieci ai cinquant'anni. Il pubblico dei Negrita fa ben sperare nel futuro del rock italiano. Perché se è vero che una cifra del genere all'interno del castello di Villafranca (che ne può contenere fino a dieci-dodicimila) è un po' penalizzante per il colpo d'occhio e il botteghino, non bisogna dimenticare il preciso momento storico in cui viviamo, la crisi della musica live (che comunque è l'unico settore rimasto vivo nella musica extra-tv) e i risultati di altri gruppi in altre location (solo un dato: l'altra sera alla Fiera di Rho Milano, all'Heineken Jammin' Festival, per i Prodigy e tanti altri gruppi c'erano appena 8500 paganti…).
Così il concerto dei Negrita al castello scaligero, all'interno del Villafranca Festival, ideato da Eventi e dal comune villafranchese, è stato un piccolo grande miracolo, ancora più prodigioso se pensate che all'interno dell'area verde (con il prato vero, e non con la moquette come quest'anno al Jammin'...) c'erano passeggini, bambini in braccio ai genitori, coppie e famiglie; insomma una specie di raduno familiare che ha dato alla serata un'atmosfera particolare, una rilassatezza generale che ha permesso anche ai diversamente abili di essere portati vicino al palco, in mezzo ai ragazzi e alle ragazze che ballavano.
E proprio il ballo, il movimento e il ritmo sono stati i concetti che i Negrita hanno posto alla base della prima parte del loro concerto, con una serie di brani dal groove molto accentuato. Complice John Type, dj, produttore e vero musicista del giradischi, sul palco dei Negrita per dare alle canzoni una spigolosità hip hop e un certo taglio dance che il pubblico ha apprezzato molto. La partecipazione della gente, infatti, è stato l'elemento che alla fine ha fatto la differenza. E se il gruppo aretino ammetteva, alla fine dello show, una certa stanchezza («Venivamo da un periodo molto serrato di concerti; eravamo un po' tirati»), questa non ha influito sulla resa finale.
E non importa, davanti a questo entusiasmo, annotare che non tutte le canzoni dei Negrita riescono a prenderci l'anima (ma Bambole è eccellente: testo arrabbiato-malinconico su musica ansimante) e che non sempre riesce al cantante Pau & compagni il colpo perfetto del latin-rock. Perché i Negrita come idea di rock band e come impatto sul pubblico sono superiori alla loro stessa musica: sono ancora qui a distanza di diversi anni (l'esordio è del 1994: fate voi i calcoli), a dirci che se quattro ragazzi di Arezzo sognano di diventare una rock band, ce la possono fare, anche nell'Italietta dei talent show.
E quando Pau canta, nel Giorno delle verità, che è meglio «non credere alle favole, ma neanche alla realtà/ a tutti quegli scrupoli che non ti fanno vivere» e invita a «non perderti mai niente che tenga in vita questo fuoco/ Illuditi, convinciti che no: tu non ti brucerai»; e quando ribadisce, con voce sicura: «Vuoi prenderti tutto, non nasconderlo, non puoi dire no, non ti crederò/ Io so che vuoi correre, ridere…», sembra parlare a ciascuno dei presenti nel castello. Se conoscete qualcos'altro che abbia questa potenza, chiamatelo rock.

Giulio Brusati
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