Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
16 dicembre 2017

Spettacoli

Chiudi

08.10.2017

Doug Seegers,
l'ex barbone
ora numero uno

Lasciate perdere i nostri placidi cantautori che dicono di mettere la loro vita nelle canzoni. Impallidiscono tutti di fronte al nordamericano Doug Seegers, passato col suo tour europeo dal Giardino di Lugagnano. Storia pazzesca la sua, più vicina a un romanzo di redenzione che a una biografia. «Fino a qualche anno fa ero un “barbone”, un homeless: cantavo per strada, non avevo una casa e dormivo sotto un ponte dell’autostrada, dalle parti di West Nashville», confessa con candore.

 

Seegers è una cosa vera, «the real thing» o, come dicono nel Sud degli Stati Uniti, «vero come lo sporco». Ha 63 anni, trascorsi sul lato sbagliato della vita, ha una voce potente, carica di passione, e suona con molto feeling. Una vocalità così robusta è un vero dono della Natura, visto che è passato dall’inferno di droga, alcool e carcere. Lui ne parla senza problemi: «Le dipendenze ti portano via l’anima, e io lo so». Ad accompagnarlo, in oltre 15 anni di vita randagia c’era solo la musica, l’unica cosa che alla fine l’ha salvato. «Cantavo per i passanti, per raggranellare qualche spicciolo. E magari, a fine giornata, potevo comprarmi qualcosa».

 

Un giorno, nel 2013, dalla strada di Nashville dove suona Doug passa la giornalista di una tv svedese, negli Usa per realizzare un documentario sui cantautori dimenticati nella patria del country. «Mi ha registrato mentre cantavo “Going down to the river” e poi mi ha trovato un produttore per inciderla in studio. In poco tempo la canzone è andata al primo posto della classifica iTunes in Svezia. E pensare che l’ho scritta io… Come “Give it away”, composta appena uscito da un incontro degli Alcolisti Anonimi».

Da allora la vita di Seegers è cambiata: tour in nord Europa, un paio di album e un altro appena uscito, una casa in affitto e la fine delle dipendenze: «Sì, sono sobrio, adesso», e lo dice bevendo da un bicchierone di acqua con ghiaccio.

 

Al Giardino, insieme al chitarrista e violinista Martin Bjorkland, ha presentato un set country con brani propri, come l’hit “Going down to the river”, e cover di Johnny Cash, Eagles, Jim Lauderdale (titolo: “Ho incontrato Gesù in un bar”) e Hank Williams (“Kaw-Liga”). Con qualche sorpresa, come “Yesterday” dei Beatles, tanto sofferta da sembrare un inedito, specie quando canta: “Di colpo, non sono la metà dell’uomo che ero una volta”. «Cerco di seguire l’onda e far proseguire questo momento della mia vita. Ho inciso il mio primo album che avevo più di 60 anni, chi lo avrebbe mai detto. Ho cresciuto dei figli e poi mi sono perso». Bentornato, Doug!

Giulio Brusati
Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1