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15 dicembre 2018

Spettacoli

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27.12.2014

De Mori ha trovato l'erede: è Mazzoli

Francesco Mazzoli al piano ed Enrico De Mori impegnato nella direzione al Filarmonico FOTO BRENZONI
Francesco Mazzoli al piano ed Enrico De Mori impegnato nella direzione al Filarmonico FOTO BRENZONI

Uno dei momenti più toccanti della magica serata che la Giovane classicità, grazie agli sponsor, al Comune di Verona e al teatro Filarmonico ha offerto gratuitamente ai veronesi è stato l'abbraccio affettuoso e sincero tra i due maestri che hanno condotto con maestria l'orchestra Città di Verona: Enrico De Mori e Francesco Mazzoli. Era da tempo che il maestro De Mori, celebrato e riconosciuto soprattutto fuori Verona, non tornava a dirigere al Filarmonico. E l'ha fatto con la sua solita compostezza ed eleganza. Misurato, ma preciso nei propri gesti, ha diretto l'orchestra da lui stesso fondata nel 1966 nell'esecuzione dell'Ouverture in Do maggiore da Axur re d'Ormus di Antonio Salieri facendo esaltare le singole voci degli strumenti ed amalgamandole sapientemente fra di loro con eleganza di sfumature e di colori.
Poderoso il Concerto per pianoforte n. 20 in Re minore K. 466 di Wolfang Amadeus Mozart nella versione pianista e cadenze di Ferruccio Busoni in cui si è cimentato come solista Francesco Mazzoli, su di un pianoforte Steinway e Sons, D274: ha offerto una convincente prova lungamente applaudita dal pubblico che gremiva il teatro. Ripetuti i richiami in scena dei maestri alla fine dell'impegnativa esecuzione di questo splendido ripensamento tardoromantico e titanico di uno dei più celebri concerti mozartiani. A proposito, è da ricordare che Mazzoli è uno dei pochi solisti che si cimentano con le difficoltà tecniche e timbriche del Concerto in re minore di Mozart-Busoni. E solo questo la dice lunga sulle capacità che questo talento di 26 anni ha da offrire al mondo musicale.
Nei suoi tre tempi (Allegro, Romanza, Rondò) il concerto propone quasi un raffinato dialogo tra l'orchestra e il pianoforte che sia il solista sia l'orchestra Città di Verona hanno interpretato in maniera magistrale con capacità tecniche e sentimento. Mazzoli ha voluto, poi offrire una fantasia brillante di sua composizione con variazioni su temi tratti dal Don Giovanni di Mozart senza accompagnamento dell'orchestra In questo pezzo ha potuto mettere ben in mostra le proprie capacità di virtuoso del pianoforte, ma anche di interprete di sentimenti, capacità queste che coinvolgono gradevolissimamente gli ascoltatori. Nella seconda parte, altrettanto corposa e complessa (che comprendeva l'Ouverture dal Don Giovanni, Sinfonia Haffner) ha diretto il maestro Mazzoli, perfezionatosi in direzione d'orchestra proprio con De Mori. A questo proposito merita rilevare la brillante direzione del giovane, autentico direttore d'orchestra, accompagnata da un gesto sicuro nella conduzione dell'orchestra intera e nella concertazione del dialogo tra le singole sezioni degli strumenti o gli episodi a solo che ha valorizzato la solennità e la complessità del programma. Soprattutto se si considera il fatto che Mazzoli ha suonato e diretto completamente a memoria.
Attualmente il giovane maestro è l'assistente di De Mori e lo accompagnerà anche nel Concerto di Capodanno che il 1° gennaio viene offerto ormai da 27 anni ai veronesi (l'appuntamento è al Palasport con inizio alle 16.30). Il simbolico quanto mai significativo abbraccio già ricordato ha avuto quasi il senso di un passaggio di consegne tra i due maestri alla guida dell'orchestra Città di Verona perché De Mori crede molto in questo suo allievo-assistente.
La lunga Sinfonia n. 35, nei suoi quattro tempi: Allegro con spirito, Andante, Minuetto, Presto, ha impegnato duramente sia l'orchestra che il direttore. Ma la sua esecuzione, anche se interrotta da applausi a scena aperta, è stata molto apprezzata dal pubblico.
Applausi convinti per tutti alla fine della serata: per i due maestri e per l'orchestra Città di Verona. Il concerto ha ricevuto l'alto patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri.

Giuseppe Corrà
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