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17 dicembre 2018

Spettacoli

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28.09.2018

Dark Polo Gang, arriva «Trap Lovers»

Dark Polo Gang
Dark Polo Gang

Amati oppure odiati, copiati ma derisi. Difficile restare indifferenti davanti al rap della Dark Polo Gang. Il collettivo romano, ora in formazione a tre dopo l’uscita dal gruppo di Dark Side/Arturo Bruni, pubblica oggi il nuovo album “Trap lovers”. Non serve nemmeno dire che arriverà al primo posto delle classifiche: il singolo “British” ha già 22 milioni di streaming su Spotify. L’attesa si avverte, girando sul web. Solo contando Instagram i tre rapper - Wayne Santana, Tony Effe e Dark Pyrex – sono possono contare su oltre due milioni e mezzo di follower. In occasione dell’uscita del disco, la DPG ha organizzato due feste, a Milano il 28 settembre e a Roma, il giorno dopo: i fan che presalvano su Spotify “Trap lovers” possono avere la possibilità di partecipare ai party. Poi i tre partiranno per un lungo giro nei negozi di dischi e nelle librerie di mezza Italia: il 3 ottobre saranno a Mestre e poi a Padova; il 13 ottobre alla Feltrinelli Red in Zai a Verona. Così i servizi d’ordine sono avvisati in anticipo. Passando alla musica, con questo nuovo lavoro, distribuito da Virgin Records e Universal Music Italia, la Gang abbandona la mentalità da… gang (e da mixtape, da produzione trap “fatta in casa”) e ragiona con uno spiccato senso commerciale: registrazioni tra Los Angeles, Milano e Roma; e produzione affidata a Michele Canova Iorfida, il guru del suono pop italiano 2.0, dall’Amoroso a Nina Zilli passando per Jovanotti, Carboni, Celentano, Morandi… Puntano così in alto che, come rappano loro, non sanno come scendere: «Ci stiamo sul terreno come se fosse Anfield, facciamo crollare i muri come i Pink Floyd». Che hanno stile se lo dicono da sé, rappando: «Sono Antonio Conte al Chelsea, sterline nel mio tweed ma non ho studiato a Cambridge, sangue blu come il principino Harry. Quanto sono British, quanto sono trendy, baronetti come i Beatles, star come Ringo». Come per “Sick side”, l’album precedente, quando in formazione c’era ancora Dark Side, non si riesce a capire se prendono in giro i rapper, se la loro trap sia autoironica o se ci credono veramente. «Abbiamo lavorato sodo, abbandonando la logica del mixtape», dicono i tre DPG. «Questo disco rappresenta il culmine di un percorso di maturità artistica che ha la volontà da una parte di legarsi a suoni più internazionali e dall’altra di farci conoscere a un nuovo pubblico. La conquista del pianeta è appena cominciata». Già, la appoggiano piano. •

Giulio Brusati
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