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12 novembre 2018

Spettacoli

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02.06.2017

Con I Solisti Veneti
Ughi funambolico
«supera» Paganini

Claudio Scimone è tornato a Verona per il suo 47° Festival Tartini e per festeggiare i 55 anni di attività alla guida de I Solisti Veneti.

Con lui, all’auditorium della Gran Guardia, il celebre violinista Uto Ughi, diventato ultimamente un valido «compagno di ventura».

Il concerto che ne è sortito si è mosso sulle ali di una piacevolezza generale, sia quando I Solisti Veneti hanno dovuto vedersela con il Vivaldi dell’op. 8 n° 12, l’ultimo concerto da Il Cimento dell’armonia e dell’invenzione, con oboe solista Silvano Scanziani, sia quando sono state affrontate l’Introduzione e Variazioni di Girolamo Salieri, dall’Edoardo e Cristina di Rossini per clarinetto in cui si è misurato l’ottimo Lorenzo Guzzoni. A metà della serata, spazio anche a un brano tratto da un recente cd, «Lettera» per violoncello e archi, dedicato ai Solisti Veneti da Pino Donaggio. Il dolce componimento del famoso autore veneziano (amico di studi di Scimone) risente delle suggestioni dei linguaggi musicali del Novecento storico, «arricchiti e filtrati attraverso una esperienza nella musica per film», venata da un’ironia grottesca e da forti leitmotiv di matrice istintivamente cinematografica.

Anche in questa occasione, come solista, un altro componente dell’orchestra de I Solisti, il violoncellista Giuseppe Barutti dal delicato eloquio.

Ughi, dal canto suo, ha mostrato di imporre il suono del violino come pochi altri, anche se la maestria non è più quella degli anni giovanili. Lo evidenzia qualche attacco di frase non del tutto immacolato nel Tartini del Concerto in mi minore.

Molto meglio invece il Concerto in sol maggiore K 216 di Mozart, primo dei cinque composti a Salisburgo nel 1775 ad essere entrato stabilmente in repertorio. Opera che rappresenta un deciso balzo in avanti anche se il virtuosismo è abbastanza contenuto, ma dove resta predominante la dimensione sinfonica, garanzia in ogni momento di un profondo impegno compositivo.

Naturalmente Ughi è stato applauditissimo nella funambolica Fantasia da Carmen di Sarasate a conclusione della serata.

Un brano altamente virtuosistico che ha preceduto un altrettanto difficoltoso 24° Capriccio di Paganini concesso come bis. Il concerto alla Gran Guardia era in collaborazione con il Comune di Verona e con Giovane Classicità, il cui direttore, Francesco Mazzoli, ha accompagnato al clavicembalo.

Gianni Villani
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