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17 gennaio 2018

Spettacoli

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08.01.2018

Classici e canzone napoletana, una miscela che scalda il cuore

Il concerto di Verona lirica in sala Maffeiana FOTO BRENZONIIl Trio di  Verona lirica con Martina Bortolotti soprano e Misha Sheshaberidze tenore in sala Maffeiana
Il concerto di Verona lirica in sala Maffeiana FOTO BRENZONIIl Trio di Verona lirica con Martina Bortolotti soprano e Misha Sheshaberidze tenore in sala Maffeiana

Nella Sala Maffeiana del Teatro Filarmonico, Verona Lirica ha salutato il nuovo anno con un omaggio sia alle atmosfere dei due concerti di Capodanno (di Vienna e Venezia), sia ai titoli che nel 2017 hanno, rispettivamente, inaugurato la nuova stagione scaligera («Andrea Chénier» di Umberto Giordano) e ravvivato le festività veronesi («La vedova allegra» di Franz Lehár). Oltre ad accompagnare il canto dei solisti Mikheil Sheshaberidze e Martina Bortolotti, la raffinata morbidezza del violino di Günther Sanin, la dolce pastosità del violoncello di Sara Airoldi e la brillante iridescenza del piano di Roberto Corlianò (che insieme compongono il Trio Verona Lirica) hanno celebrato l’arte del viennese Johann Strauss (con l’immortale valzer «Sul bel Danubio blu» e la polka veloce «Éljen a Magyar!», ossia Viva gli ungheresi!) e dell’ungherese Emmerich Kálmán (con «Grand Palotas de la Reine» dall’operetta «Der Teufelsreiter»). Grande successo hanno inoltre riscosso le parafrasi (composte dallo stesso Corlianò) da «I pescatori di perle» di Georges Bizet (per archi e pianoforte) e, soprattutto, da « Andrea Chénier», la cui esecuzione (per solo piano) ha fatto venire gli occhi lucidi a diversi spettatori. Nonostante fosse reduce dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi (cantata la sera prima a Reggio Calabria), il tenore Sheshaberidze non ha mostrato stanchezza, esibendo un timbro profondo, ben sostenuto da un buon uso di colori, da un genuino trasporto e da uno squillo rigoglioso. Per lui il «Nessun dorma», la sempre amata canzone napoletana «’O Sole mio» (salutata dai calorosi applausi del pubblico) e il duetto «Tace il labbro» (da «La vedova allegra»), espressivamente interpretato in coppia con Martina Bortolotti. Sempre l’operetta di Franz Lehár ha dato, invece, modo al soprano bolzanino di cimentarsi in maniera assai convincente nel Vilja Lied (Canzone della Vilja). Dopo il soave lirismo e l’abbandono malinconico del Canto alla luna (da «Rusalka» di Antonín Dvořák), la Bortolotti ha messo in luce una fresca pienezza vocale, regalando una spigliata esecuzione della sensuale aria «Meine Lippen, sie küssen so heiss» (dalla «Giuditta» di Franz Lehár, considerata dal compositore «la mia figlia più cara». Doppia conclusione (allietata prima dallo spumeggiante brindisi della «Traviata» e poi dalle note sognanti di Sergej Rachmaninov), lunghi applausi per tutti e arrivederci a domenica 28 gennaio. •

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