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18 agosto 2017

Spettacoli

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19.06.2017

Bosso, un disco veronese a metà

Il quartetto di Bosso in concerto al teatro Ristori FOTO BRENZONI
Il quartetto di Bosso in concerto al teatro Ristori FOTO BRENZONI

Il nuovo disco del trombettista jazz Fabrizio Bosso, intitolato State of the art e uscito per la Warner, è per oltre metà veronese.

Sei brani su dieci sono stati registrati al teatro Ristori lo scorso 22 novembre, in occasione del concerto che ha inaugurato il ciclo Italian Jazz Sound. Come ci è già capitato di scrivere in quell’occasione, l’immediatezza e la conseguente grande intesa tra i quattro ottimi musicisti (oltre a Bosso c’erano Julian Oliver Mazzariello al piano, Jacopo Ferrazza al contrabbasso e Nicola Angelucci alla batteria) è stata la cifra distintiva di una serata degna di nota che infatti è finita in un doppio cd dal vivo completato da alcuni brani suonati al Blue Note di Tokyo e a Palazzo Venezia a Roma nel 2016.

Nel disco, caratterizzato da una qualità della registrazione eccelsa, si ascolta una formazione in grado di volare alto grazie a uno swing poderoso e a una capacità di destreggiarsi col linguaggio jazzistico che sembra rendere giustizia a quella definizione di «Bop del terzo millennio» con cui era stato intitolato l’appuntamento veronese.

I due pezzi con cui si apre il disco sono i due brani con cui iniziò il concerto al Ristori: «Pure Imagination» (dalla colonna sonora del film «La fabbrica di cioccolato») unita a «Minor Mood» di Bosso, due pezzi in cui il magistero del trombettista, autentico caposcuola, si esprime a 360 gradi con un fraseggio e un suono che unisce Clifford Brown, Freddie Hubbard e il primo Miles Davis.

La terza traccia veronese è «Rumba for Kampei», una ritmica latineggiata e spazzolata che, se nell’esposizione del tema permette di ascoltare la sottile e pungente cifra stilistica di Bosso alla sordina, nell’assolo lascia spazio a una tromba che emerge in un lungo equilibrismo sul tempo e sulla melodia.

L’unico grande classico registrato a Verona, «The nearness of you», è innescato da un duetto iniziale tra piano e tromba sul filo di una grande libertà molto controllata mentre «Black Spirit», altro brano «veronese», è lanciato nel tavolo da gioco del quartetto da un duetto tromba-batteria, incalzante e sostenuto da un piatto velocissimo che alimenta una spirale di assoli vertiginosa. L’ultimo dei sei pezzi registrati al Ristori è lo swing compassato e d’antan di «Goodness gracious» (scritta da Mazzariello) in cui l’elaborato sistema accordale del piano impreziosisce e stimola il fraseggio del trombettista. L.S.

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