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15 dicembre 2017

Spettacoli

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09.10.2017

Blues made in Italy,
il meglio italiano
e giovani emergenti

Maurizio Bestetti F. CASTIGLIONI
Maurizio Bestetti F. CASTIGLIONI

Una maratona blues, dalle dieci del mattino all’una di notte, con un pubblico sempre più numeroso. L’ottavo raduno nazionale Blues Made in Italy ha richiamato a Cerea, nei padiglioni dell’Area Exp, oltre cinquemila persone. Ormai è diventato l’appuntamento più importante in Italia per questo genere di black music passata per tutto il ‘900 e diventata famosa al tempo dei primi Rolling Stones e poi, negli anni ’80, grazie al film The Blues Brothers.

«Non possiamo che essere soddisfatti», dice sorridendo Lorenz Zadro in rappresentanza dell’associazione che dà il nome alla rassegna. «Quest’anno al Blues Made in Italy abbiamo ospitato oltre 150 musicisti che si sono esibiti su due palchi diversi, uno riservato al blues elettrico e uno a quello acustico. L’ingresso è gratuito; difficile dare una cifra esatta. Sappiamo però che sono stati serviti, tra pranzo e cena, intorno ai 12mila piatti».

A presentare la parte serale della rassegna, Dr. Feelgood, dj di Virgin Radio che ammette: «I media come radio e tv ormai non seguono più il blues, ma la gente continua a farlo. Ci sono blues fan da ogni parte d’Italia». E non solo. «Hanno organizzato un pullman dalla Svizzera», conferma Zadro. «E abbiamo diversi appassionati che vengono da Germania e pure Finlandia. E all’Area Ex c’erano tutti o quasi i rappresentanti dei blues festival italiani, dal Trentino alla Puglia».

E la musica? Il meglio del blues tricolore: i Limido Brothers che hanno ricordato lo scomparso Rudy Rotta; il romano One Man Bluez; i veronesi Bayou Moonshiners; la band di Maurizio Pugno dal centro Italia; il decano dei bluesman, Maurizio Bestetti; i giovani della Martin’s Gumbo Blues Band, i giovanissimi Good Old Boys e decine di altri. Compresi i due quindicenni, non invitati, che si sono esibiti al volo fuori dai padiglioni, a rappresentare le nuove generazioni, innamorate del blues.GBR

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