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17 ottobre 2018

Spettacoli

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29.04.2018

Bernàcer: «Anna Bolena, sfida affrontata con gioco di squadra»

Il direttore spagnolo Jordi Bernàcer
Il direttore spagnolo Jordi Bernàcer

Dopo la conferma nel «Nabucco» della trascorsa stagione areniana, il direttore spagnolo Jordi Bernacer torna a Verona per una “riconferma” con l’«Anna Bolena» di Donizetti, che debutta oggi alle 15.30 al Teatro Filarmonico.. Maestro, viste le chiamate (dirigerà poi in estate Aida e Nabucco) pare che lei ci stia provando gusto con Verona…. Si, tanto che da un mese e mezzo mi sono trasferito definitivamente nella vostra città. Mi piace l’Italia e Verona è affascinante. L’avevo vista solo di sfuggita, ma ora mi sto rendendo conto che è davvero stupenda. Appena potrò la conoscerò anche meglio. Ora il grande cimento con «Anna Bolena». Opererà qualche taglio alla partitura? Si lo faremo di comune intesa con i cantanti. Non è facile trovare dove, perché non dovremo rimuovere troppo questo splendido capolavoro, tradendo le idee, il legato, il belcanto curati dal musicista. Che sentimenti le ispira quest’opera? Intanto è un mio doppio debutto, con l’opera e con il Filarmonico. Poi è il primo capolavoro di Donizetti, di grande respiro melodico a cui si ispireranno poi tutti, Bellini compreso. Il dramma si concentra ed esplode almeno due volte con veemenza. E’ difficile trovare qualcosa di paragonabile in altre sue opere, prima di questa: ci sono i concertati scritti in maniera infallibile, i finali del primo tempo e nell’ultimo tra Enrico VIII e la protagonista. La stiamo affrontando con un vero gioco di squadra. L’adoro nei preludi orchestrali, specie quello che introduce al finale del I atto, fitto di un incalzare drammatico. Cosa ne pensa di questo allestimento suggestivo e molto tradizionale di Vick? Lo preferisce ad altri più di avanguardia del regista inglese? Lui è diverso ogni volta, ma qui è molto pratico e si mette a totale disposizione di cantanti e coro. Una regia perfetta che sembra fatta dallo stesso musicista. Non saprei dire se preferisco il Vick tradizionale o quello più avanguardista. E’ un personaggio che conosce bene il teatro. Di quali altri progetti si sta interessando attualmente? Dopo questa Anna Bolena vado al San Carlo di Napoli per La Traviata. Ritorno a Verona per la stagione areniana e al termine volo a San Francisco per un concerto con Domingo, quindi sono a Padova e poi a Liegi per debuttare il Comte Ory di Rossini. Predilige dirigere negli spazi chiusi o in quegli aperti? In teatro sicuramente. Negli spazi aperti: devo dire l’Arena ed il resto del mondo! Per acustica, emozioni e un fascino senza eguali. Il Nabucco dello scorso anno in Arena le ha creato qualche preoccupazione? Tecnicamente nessuna. Nemmeno di ambientazione. Venivo in Arena sapendo già delle difficoltà che potevano esserci create dalle distanze di orchestra e coro. Un fatto pratico: appena prese le misure, tutto funziona. Teme la prossima edizione di Aida in anfiteatro? Non vedo l’ora di affrontare questa regina dell’Arena. •

Gianni Villani
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