21 febbraio 2019

Spettacoli

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28.05.2014

Beppe Chierici gemello italiano del grande Georges Brassens

Beppe Chierici al Mamadanzateatro FOTO BRENZONI
Beppe Chierici al Mamadanzateatro FOTO BRENZONI

Beppe Chierici - che nell'atmosfera intima, appropriata, del Mamadanzateatro di Massimo Totola - ha presentato La cattiva erba, libro con doppio cd dedicato alle sue traduzioni e interpretazioni di Georges Brassens, è un personaggio davvero straordinario. Cantante (certamente - come lo ha presentato Enrico de Angelis - non dotato di una vocalità cristallina e nitida, ma comunque molto espressiva), autore, ricercatore, traduttore, e soprattutto attore di teatro, cinema e televisione, ha avuto una vita avventurosa e vagabonda simile alle biografie di certi scrittori americani. È stato marinaio, lavapiatti, guardiano notturno, venditore di macchine da scrivere. Per molti anni ha vissuto in Africa, nel Gabon, incaricato di studiare soluzioni viabilistiche nel mezzo della foresta tropicale. Insomma, uno di quegli intellettuali colti e raffinati che sanno essere nel contempo uomini d'azione e di fatica.
Tuttavia da sempre Beppe ha coltivato la profonda convinzione di essere uomo di spettacolo, e l'incontro con Brassens si è rivelato per lui la folgorazione decisiva, la scintilla diventata un fuoco inesauribile di ispirazione, riferimento, guida. Con Brassens, Chierici ha sviluppato e continua a sviluppare - anche se dal 1981 Georges non c'è più - una frequentazione che per tanti anni è stata su testi e canzoni ma anche una profonda e perenne amicizia personale, catalizzata da una stima immensa e ricambiata dal poeta di Sète, che ha sempre avvallato e lodato le traduzioni/interpretazioni di Chierici. Che par quasi un'anima gemella di Brassens, vien da pensare anche che intimamente gli assomigli.
Il punto forte, primario e «vincente» che abbiamo avvertito nell'applaudito recital al Mamadanza, è quest'evidente, irrinunciabile, appassionata urgenza di Chierici nel comunicare la grandezza del poeta ma anche dell'uomo Brassens. L'intento riesce assolutamente, anche per le doti attoriali e mimiche di Beppe oltreché ovviamente per il rigore (a tutti i livelli: linguistico e metrico in primis, ma anche etico e umano) che da sempre ha adottato nell'affrontare il compito - difficilissimo per vari motivi - di far conoscere in modo adeguato Brassens alla popolazione non francofona. Lo ha ben sottolineato Margherita Zorzi, autrice scaligera che ha scritto la illuminante prefazione a questo La cattiva erba, e che a Brassens ha già dedicato un suo libro, Il maestro irriverente.
Margherita, «allieva» di Enrico de Angelis come studiosa della canzone d'autore, ha evidenziato la «misteriosa», quasi miracolosa capacità di Brassens, di abbattere il muro divisorio tra canzone cosiddetta leggera e impegnata, di coniugare una poetica (nella semantica, nella sintassi, negli accordi, nelle soluzioni ritmiche) estremamente elaborata ad una fruizione immediata per l'ascoltatore. E anche Zorzi, come Chierici, sembra aver carpito questo segreto dal «maestro» Brassens, saperne comunicare con estrema chiarezza concetti e caratteristiche fondamentali: anarchia mai fanatica o retorica, tolleranza, generosità, massimo senso della libertà e amicizia, il «buon senso» illuminato di un uomo di grande bontà, intriso di una forte pietas/solidarietà per tutti i sofferenti, dall'uomo calpestato nei suoi diritti all'asino preso a bastonate. Un poeta che sapeva far riflettere, divertire e commuovere.

Beppe Montresor
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