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24 settembre 2017

Spettacoli

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30.11.2011

Beethoven rockstar. È la versione di Garrett

David Garrett al Filarmonico dove ha suonato con la sua band FOTO BRENZONI
David Garrett al Filarmonico dove ha suonato con la sua band FOTO BRENZONI

David Garrett ha capito tutto. Se la tendenza del rock, da qualche anno in maniera più marcata, è affidarsi a un orchestra, seguendo arrangiamenti sinfonici (vedi Metallica, George Michael, Sting, Deep Purple...), il violinista tedesco-a-mericano si dev'essere domandato: perché non invertire il processo? Perché non immaginare un musicista classico che affronta il rock? Ed eccolo qui, allora, sul palco del teatro Filarmonico il prototito del «crossover» totale: l'abbraccio di due mondi che - segreto di Pulcinella - sono da sempre molto vicini: l'hard rock e la classica, le chitarre elettriche e i violini, gli arrangiamenti maestosi e i riff monumentali.
Per il suo concerto al Filarmonico, tutto esaurito da settimane (altra scommessa vinta dal promoter Eventi), Garrett insieme alla sua band ha pensato a una scaletta molto «rocciosa», aperta dalle note incalzanti di Kashmir dei Led Zeppelin. «E dopo un brano del genere, voglio suonarvi», ha detto al pubblico, in parte internazionale, che applaudiva entusiasta, «un brano di un'altra stella della musica, un perfezionista, una vera rockstar: Ludwig van Beethoven». E non è una battuta: il biondo David affronta il primo movimento della Quinta Sinfonia, più che con brio, con una vera e propria gioia contagiosa. E non è solo un musicista preparato e un bell'uomo (avreste dovuto vedere l'assedio delle fan, per strada, fuori dal teatro, alla fine dello show,,,): Garrett ha anche un certo senso dell'umorismo, forse un po' troppo teutonico per scatenare la risata.
Insomma, esce il suo lato Bongartz, cioè quello del padre, un avvocato tedesco, più che quello americano, cioè quello della madre, la prima ballerina Garrett. David racconta dei terribili occhiali da miope che da ragazzino non voleva mai mettere, «e per questo i ricordi sono sfocati: allo stesso tempo, però, non vedevo il pubblico davanti a me e non ho mai avuto la "paura da palcoscenico"».
Convince di meno, ovvio, con i brani propri, come la Rock symphony che dà il titolo al suo recente disco, una specie di marmellata delle parti più sdolcinate delle ballate stile Scorpions. Meglio Live and let die di McCartney, la stessa che sir Paul ha proposto nei suoi due concerti italiani. Avesse sentito la versione di Garrett, l'avrebbe amata di sicuro. Un po' troppo turistiche, invece, le versioni della Zorba's dance dal film Zorba il greco e, per restare in tema marinaresco, di He's a pirate da Pirati dei Caraibi. Più interessante l'aneddoto sulla prima esibizione come musicista di strada. «A 8 anni ero a Firenze in vacanza con i miei. Ho visto in un negozio di giocattoli una macchinina; la volevo a tutti i costi ma i miei hanno detto no. Allora mi sono messo a suonare il violino per strada e in poco più di un'ora ho raccolto i soldi per comprarmela. Ricordo di aver pensato: Hey, mi sa che questo potrebbe diventare un lavoro vero...». E finchè suona meraviglie come Smooth criminal di Michael Jackson, Master of puppets dei Metallica e Smells like teen spirit dei Nirvana, con la veemenza di un violinista infuriato, qualcuno che l'ascolta (anzi, diverse migliaia di persone) lo troverà sempre.

Giulio Brusati
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