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19 ottobre 2018

Spettacoli

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01.08.2018

Arriva Joan Baez, la regina del folk

La cantante e attivista statunitense Joan Baez
La cantante e attivista statunitense Joan Baez

Il grande evento del 2018 a Verona sarà il concerto di Joan Baez domenica al Teatro Romano per «Verona Folk». Anche se è la sua terza volta nella nostra città (debutto il 18 maggio del 1984 in Arena, dieci giorni prima di Bob Dylan, la seconda al Teatro Filarmonico il 26 marzo del 2007), questo concerto, primo di quattro date in Italia nell’ambito del tour europeo in corso, ha vari significati particolari, e non a caso il Teatro Romano è da tempo sold out. Baez ha già dichiarato che il 2018 sarà il suo ultimo anno di «ufficiale, formalizzata attività concertistica», quindi difficilmente la riascolteremo in Italia. In secondo luogo, un ulteriore motivo di celebrazione è costituito dal 60esimo anniversario del suo debutto sulla scena pubblica, avvenuto nel ’58 in un luogo «mitico» come il Club 47 a Cambridge, Massachussets, all’Università di Harvard. Ci saranno da degustare live le canzoni del suo ultimo album uscito quest’anno, una bella raccolta di canzoni americane d’autore intitolato «Whistle Down the Wind» (brani scritti tra gli altri da Tom Waits, Anohni, Mary Chapin Carpenter, Joe Henry che è anche il produttore del disco, e Josh Ritter, songwriter dell’Idaho autore di due splendidi pezzi). Joan, suprema signora della canzone tout court, è sempre stata anche persona lucidamente autocritica e ha esplicitamente dichiarato di essere consapevole di come la sua voce non sia più in grado di raggiungere le celeberrime vette sopranistiche del passato. Il timbro si è fatto più grave, Joan si è addirittura fatta aiutare da una vocal coach e, di fatto, anche questo nuovo lavoro risulta di grande classe e raffinatezza, se non con l’impatto sconvolgente, naturalmente, degli esordi. L’anno scorso Baez è stata ufficialmente celebrata con l’ammissione nella «Rock’n’ Roll Hall of Fame», ennesimo importante riconoscimento di una carriera letteralmente costellata di premi e onorificenze sia dal punto di vista artistico che riguardanti il suo mirabilmente coerente impegno civile, umano, pacifista, ecologista, in difesa di deboli, sfruttati, colpiti da disastri causati dall’uomo o dalla fatalità, ovunque nel mondo vi sia qualche causa o qualche popolo che sia possibile difendere. Un atteggiamento sostenuto in tante maniere, dalle canzoni alle manifestazioni alle marce alle ufficiali prese di posizione, che a Joan Baez ha spesso creato problemi, dagli arresti ai contrasti con il mondo del mercato discografico: la cantante (in verità è stata anche pregevole cantautrice, pezzi come Diamonds & Rust, Sweet Sir Galahad, David’s Song o Saigon Bride sono splendide gemme) ha avuto anche momenti difficili in cui il suo tempo sembrava un passato archiviato, lasciato irrimediabilmente indietro rispetto al coetaneo Dylan. Alla lunga, però, la stella polare Baez è sempre tornata a rifulgere, come anche questa acclamata tournée ha già confermato. Al Teatro Romano ascolteremo un po’ di pezzi dagli ultimi album e naturalmente molte canzoni memorabili dal suo lunghissimo percorso, addirittura qualche brano dai suoi primi meravigliosi album (il debutto discografico ufficiale è del 1960) centrati sulla tradizione popolare folk anglo-americana. Con lei al Teatro Romano lo specializzato polistrumentista Dirk Powell (che proprio di «musica americana delle radici» è navigato e ricercato studioso/interprete, ha suonato tra gli altri con Levon Helm di The Band, Emmylou Harris, Steve Earle, Kris Kristofferson, Jackson Browne...), e il percussionista Gabriel Harris, che poi è figlio di Joan e di David Harris, marito della Baez a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, a suo tempo incarcerato per renitenza alla leva ai tempi della guerra in Vietnam. Gabriel è cresciuto in mezzo alla musica, allievo del maestro percussionista Babatunde Olatunji, ha suonato tra gli altri con Grateful Dead, Santana, Don Cherry. Inizio concerto alle 21,15, apertura cancelli alle 20. •

Beppe Montresor
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