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18 novembre 2017

Spettacoli

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11.11.2017

Antonacci, dalla noia «Dediche e manie»

Il cantautore Biagio Antonacci
Il cantautore Biagio Antonacci

Sono figlie della noia le Dediche e manie che Biagio Antonacci canta nel suo nuovo album, presentato in versione dj alla Civica Scuola Paolo Grassi di Milano. Dall’uscita di L’amore comporta sono passati tre anni in cui «mi sono annoiato molto - racconta il cantautore - ed è un dono, c’è gente che ha paura della noia, ma è fenomenale e te la devi permettere, io me la godo come se fosse un regalo».

Proprio dalla noia sono nate «idee per un romanzo, un film, un cortometraggio». E poi, ovviamente, le 13 canzoni del nuovo album con le loro manie, «la tenerezza, la forza, il coraggio, la trasgressione, la parte logica e illogica dell’amore», e le dediche «che le trasportano nella mia vita reale». Tra queste ultime, spiccano Annina piena di grazia, pensata per un’amica mancata di recente, e la più politica L’appello dei popoli, ispirata alle migrazioni.

«Noi saremo invasi da un popolo, non stupiamoci, ma - invita Antonacci - prepariamoci ad accoglierlo e a mischiarci, perchè tra 1000 anni noi italiani saremo completamente diversi». Anche per accogliere l’altro, bisogna imparare a «toccare la parte migliore di noi», concetto molto caro a Biagio, che lo canta nel brano Il migliore «in cui - spiega - descrivo un giorno ideale in cui un uomo si sente a fuoco, perchè si sente libero. È l’augurio che faccio a tutti: per un giorno cercate di essere migliori, non per gli altri ma per voi stessi».

La prima canzone dell’album sarà la prima anche nel tour che parte il 15 dicembre da Firenze, perchè «nasce chitarra e voce, come l’ho scritta, poi passa per un arrangiamento funky soul e finisce dance: potrebbe essere lo stile, il manifesto del disco». Nell’album, Antonacci si è avvalso di due collaborazioni molto particolari, quelle di Mario Incudine, che impreziosisce con il suo ’cuntò in siciliano il brano Mio fratello, e quella del giovanissimo Laioung, l’astro nascente della scena trap italiana, «che ho conosciuto grazie ai miei figli», e che ha scritto e interpretato i versi in francese di Sei nell’aria. Se Mario e Laioung sono fisicamente saliti sul palco insieme a Biagio, sono tanti gli artisti evocati ieri dal cantautore milanese, a partire da Vasco Rossi, il cui megaconcerto ha ispirato Un bacio lungo una canzone, brano la cui scrittura a sua volta «ricorda quella di Lucio Dalla». E poi Celentano, punto di riferimento per Mio fratello, dal sapore quasi biblico in cui Biagio, contrapponendo un fratello buono e uno cattivo, tornato a chiedere perdono, spiega che «salvare l’altro è un regalo che fai a te stesso».

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