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21 ottobre 2018

Spettacoli

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07.10.2018

Addio alla «Superba» Caballè Che duetti con Freddie Mercury

La soprano spagnolo Monserrat Caballè in una delle sue ultime rappresentazioni Monserrat Caballè in costume per l’opera Enrico VIIIMonserrat Caballè con il leader dei Queen, Freddie Mercury
La soprano spagnolo Monserrat Caballè in una delle sue ultime rappresentazioni Monserrat Caballè in costume per l’opera Enrico VIIIMonserrat Caballè con il leader dei Queen, Freddie Mercury

BARCELLONA Il nome di Maria Montserrat Caballè, scomparsa ieri a 85 anni in un ospedale di Barcellona e ritiratasi dalle scene nel 2013, diventa improvvisamente noto e le apre le porte della lirica internazionale nel 1965, quando ebbe la fortuna di sostituire l’indisposta Marilyn Horne in «Lucrezia Borgia» in forma di concerto alla Carnegie Hall di New York: fu una scoperta e lo stesso anno debuttò al Festival di Glyndebourne e al Metropolitan, teatro dove fu una presenza costante sino al 1988. In Italia, dopo aver partecipato a una «Arianna a Nasso» a Firenze, un «Crepuscolo degli dei» al San Carlo di Napoli e un «Parsifal» alla Scala, arrivò come protagonista nel giugno del 1967 a Firenze ne «Il pirata» e da allora tornò con regolarità nei nostri teatri. Ebbe un legame particolare con la Scala, dove avrebbe dovuto debuttare nel 1968 in «Luisa Miller», ma un infortunio glielo impedì e tutto venne rimandato a due anni dopo, nel 1970, con «Lucrezia Borgia», dando il via a una lunga collaborazione, segnata in particolare nel 1971 dalla sua «Maria Stuarda» e l’anno dopo da «Norma», sino all’ultima interpretazione nel 1987 con la «Salomè» di Strauss. La sua carriera l’ha portata in giro per i maggiori teatri di tutto il mondo con i più grandi cantanti e direttori, costruendosi un repertorio importante e amato, sempre correndo da una parte all’altra, ma cercando di non farsi travolgere: «si lavora velocemente», diceva, «per vivere lentamente». Era rimasta, con Joan Sutherland di poco più anziana e scomparsa nel 2010, l’esponente principale di quella ricerca e lavoro di rivalutazione sul belcanto italiano primo Ottocento aperto da Maria Callas. A renderla unica era, oltre a un’ottima tecnica, la purezza della voce, caratterizzata da un’intima tenerezza e morbidezza avvolgente. Anche per questo era considerata l’ultima grande diva della lirica, soprannominata “la superba“, ma lei non amava questo tipo di definizioni, ricordando che ogni epoca ha le sue star, ovvero gli artisti che si impegnano e fanno bene il proprio lavoro, cui ne seguiranno altri. «La voce di un soprano», diceva, «assomiglia al grido di una madre ed è per questo motivo che attrae tutti, nessuno escluso», aggiungendo che «quando un cantante sente e prova veramente ciò che la musica è, le parole vengono e suonano automaticamente vere». Il grande pubblico la ricorda anche, oltre che come interprete di canzoni popolari spagnole, per i suoi duetti rock con l’amico Freddie Mercury con cui realizzò nel 1988 un disco intitolato «Barcelona», il cui brano che dava il titolo all’album diventò l’inno dei Giochi Olimpici del 1992. Sempre per i giochi cantò nell’album «Barcelona Games» con Placido Domingo e Josè Carreras e ricordava che il primo, con cui lavorò a una «Manon Lascaut», le diceva di aver scoperto con lei un nuovo modo di cantare, ma aggiungeva che la cosa fu reciproca, mentre col secondo parlava di tutti e due incantati a ascoltarsi l’un l’altro. Di Luciano Pavarotti, con cui lavorò e restò amica, parlava invece come di un padre. Sempre misurandosi con la musica leggera ha al suo attivo anche un disco in cui duetta con vari musicisti, «Friends for life» del 1997. Nata a Barcellona il 12 aprile del 1933, Maria de Montserrat Viviana Concepcion Caballè i Folch (questo il suo nome completo) compì i propri studi musicali in conservatorio per 12 anni al Liceu della sua città. Si può dire che la sua carriera iniziò nel 1957 quando debuttò come Mimì nella «Boheme» all’Opera di Basilea, dove restò interpretando vari ruoli da protagonista, da «Tosca» a «Salomè», in particolare specializzandosi in quel repertorio italiano che le avrebbe dato un carattere e un’identità, rientrando a Barcellona per debuttare al Teatro Liceu nel 1962. Impegnata nel sociale, unì il suo nome a varie iniziative benefiche, creando tra l’altro una fondazione in favore dei bambini bisognosi di Barcellona. Nel 1964 sposò il tenore Bernabè Martì, dal quale ha avuto due figli, Bernabè Marti Jr. (1966) e Montserrat Marti, detta Monsita (1972). •

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