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15 agosto 2018

Spettacoli

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09.05.2018

Addio a Lara Saint Paul, da Armstrong alla povertà

Lara Saint Paul
Lara Saint Paul

Il suo momento d’oro fu il Festival di Sanremo del 1968, dove arrivò in finale con «Mi va di cantare», intonata a ritmo di jazz sul palco dell’Ariston anche dal grande Louis Armstrong, con un italiano impacciato che lo rese forse ancora più memorabile. Poi ci furono altri festival, Canzonissima, il varietà in tv, un decennio almeno di successi, di tour in Europa e negli States, l’amicizia con Frank Sinatra, le foto con Hillary Clinton, fino ad una vecchiaia travagliata, costellata di malattie, dispiaceri, difficoltà economiche. Ma l’immagine di Lara Saint Paul, morta ieri in un hospice di Casalecchio di Reno, rimane per tutti quella di allora, con lei giovane e bellissima, il fisico atletico e la pelle ambrata che metteva in risalto gli occhi enormi segnati dall’eyeliner del trucco anni ’60. Per la bellissima Lara, sposata al produttore discografico e impresario teatrale Pier Quinto Cariaggi, fu il lancio: il festival le aprì le porte della tv e del varietà, da Quelli della domenica sul primo canale a La domenica è un’altra cosa, con Raffaele Pisu, poi di Canzonissima; ci furono i tour in Europa e negli Usa con Ray Charles e Stevie Wonder. Negli anni Ottanta, quando il successo nella canzone declinò, fu pioniera della Aerobic Dance, poi anche giornalista, designer, autrice di un documentario su Pavarotti. Rimasta vedova, ha avuto una vita travagliata, costellata di malattie e situazioni difficili, finendo nell’indigenza. Nel gennaio del 2017 la notizia della malattia, un tumore all’intestino, e la richiesta di aiuto lanciata dalla figlia Manuela. •

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