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16 ottobre 2018

Spettacoli

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13.06.2018

Addio a Giaiotti, in Arena debuttò nel ’63

Il basso Bonaldo Giaiotti nella stagione lirica 2001 in Arena
Il basso Bonaldo Giaiotti nella stagione lirica 2001 in Arena

Ieri è morto Bonaldo Giaiotti, uno dei più grandi bassi della storia del melodramma italiano e mondiale. In Arena aveva debuttato il 24 luglio del 1963, come Ramfis nell’Aida creata da Herbert Graf e Carlo Maestrini con le grandi scenografie ideate da Pino Casarini. Cantò in quell’occasione con i più grandi talenti canori di allora: Giulietta Simionato, Gabriella Tucci, Gastone Limarilli, Giangiacomo Guelfi, Antonio Zerbini, sotto la direzione di Tullio Serafin (il direttore dell’Aida inaugurale del 1913) che nell’occasione festeggiava i suoi 50 anni con l’Arena. Fu un’esecuzione strepitosa e rivelatrice per lui, che fu subito battezzato in Arena come il basso del Metropolitan di New York. L’America e in particolar modo il grande teatro, dove esordì come Zaccaria nel Nabucco, furono la fucina dove si costruì la grande fama, iniziando una carriera cinquantennale. Nel massimo teatro newyorkese prese parte a ben 26 stagioni, con più di 500 recite e in 30 ruoli diversi ruoli. Fu presente anche in altri importanti teatri di tutto il mondo, da Londra, a Parigi, Vienna, Barcellona, Tokio. Dopo il lungo soggiorno negli States riprese una regolare attività in Italia e in Arena tornò per lunghi anni: nel 1966, ‘68, (Lucia di Lamermoor), ‘69, ’71 (Nabucco), dal 1973 (Simon Boccanegra) al 1978 (Forza del destino), dall’80 (La Gioconda, Macbeth, Attila, Aida) al 90 e nel 2001. Dopo l’abbandono delle scene fu un prezioso insegnante per giovani e meno giovani colleghi e giudice in concorsi lirici. Era nato a Ziracco nel 1935 e si era perfezionato a Udine e Milano con Bruno Carmassi e Alfredo Strano, debuttando nel 1958 al Teatro Nuovo di Milano. Oltre ad essere un’artista di eccellente levatura, di elevata sapienza tecnica, sarà ricordato per la sua semplicità, la sua disponibilità ad aiutare il prossimo, la sua verve ironica, l’eccezionale carica di simpatia. La sua carriera fu lunghissima e prestigiosa e continuò verso gli anni Ottanta con più assiduità nei teatri italiani, a Genova, Firenze, Roma, Palermo, Napoli, alla Scala di Milano dove approdò avanti negli anni. Amava la musica e soprattutto l'opera a prescindere da dove venisse eseguita, perché quello era il suo era amore vero. Abitava a Milano vicino a piazza S. Babila e aveva sposato Alice, un’americana molto dinamica che conosceva bene la musica. La perse circa un anno fa, rimanendo da solo ma sempre circondato da amici e allievi che lo amavano. A dare notizia della sua scomparsa è stata un’allieva dopo una casuale caduta che gli aveva incrinato un paio di vertebre. •

Gianni Villani
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