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17 novembre 2018

Spettacoli

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10.09.2018

Mogol racconta Battisti
«Un perfezionista nato»

Mogol con il vocalist del gruppo Canto libero, SamueleTeatro Romano gremito ieri sera per il concerto tributo a Lucio Battisti FOTO BRENZONI
Mogol con il vocalist del gruppo Canto libero, SamueleTeatro Romano gremito ieri sera per il concerto tributo a Lucio Battisti FOTO BRENZONI

Paola Colaprisco La bella musica, quella capace di stimolare emozioni, è eterna. Ma è molto selettiva; talvolta richiede la carta d’identità. Ai giovani il rap, il trap, le canzoni urlate e i ritmi da discoteca costruiti al personal computer o con l’iPad; ai loro genitori e nonni le note del passato, che aprono il cuore e la mente ai ricordi e alla nostalgia. Si spiega anche così il Teatro Romano esaurito che ieri sera ha ospitato “Canto libero”, serata omaggio a Lucio Battisti, mancato per un tumore il 9 settembre di vent’anni fa. Lasciando i suoi estimatori attoniti. Anche lui, come Mina, aveva scelto l’isolamento e pochi erano a conoscenza della malattia.

 

Parecchie città, compresa la natia Poggio Bustone, ieri hanno deciso di ricordare con serate a tema il cantautore che ha rivoluzionato la canzone melodica italiana, scrivendo con generosità anche per molti colleghi, ma fra tante proposte e inviti l’altra metà di Lucio, Giulio Rapetti in arte Mogol, ha deciso di rispondere all’invito di Voci e volti, onlus veronese attiva da 18 anni che ha organizzato la serata a scopo benefico, affidandosi a una band triestina, Canto libero, che si è nel tempo specializzata nel repertorio battistiano, tanto da meritarsi i complimenti di Mogol. Sei musicisti, due coriste e il vocalist Fabio che hanno interpretato alcune tra le più conosciute e amate canzoni di Battisti con personalità e fantasia, coinvolgendo il pubblico al punto da rendere inevitabile l’effetto karaoke. Magia di quelle canzoni, che ancor oggi riscaldano le serate in spiaggia, con la chitarra.

 

«Un perfezionista che non smetteva mai di studiare»: così Mogol, accolto da una standing ovation che lo ha commosso, ha descritto l’amico di tanti spartiti. Conosciuto per l’insistenza di «una ragazza francese, molto carina. Chiesi a Lucio di farmi sentire qualche suo pezzo. Non sono un granchè, commentai al termine della sua esecuzione. Insolitamente Lucio mi rispose che avevo ragione. Mi colpì la sua capacità di autocritica e decisi di offrirgli una seconda opportunità. Ci mettemmo a lavorare a scrivemmo Dolce di giorno. Poi arrivò Per una lira. La terza canzone fu 29 settembre. Una crescita insperata».

 

L’inizio di un sodalizio che ha seminato pezzi immortali come Il nostro caro angelo («rappresenta l’ideale che si rischia di perdere», ha spiegato Mogol, «minacciato da tante cose. Pochi lo avevano capito, ma hanno assorbito la canzone per istinto»), Prendila così, Sì viaggiare («è stata la risposta a Donna selvaggia donna», ha spiegato l’autore dei testi), Dieci ragazze... Una playlist che ha accompagnato la crescita di molti di noi e che potrà permettere alla onlus veronese di costruire una scuola primaria in Tanzania. Tu chiamale, se vuoi, emozioni. •

Paola Colaprisco
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