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23 settembre 2017

Spettacoli

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01.04.2017

Madrigali e duetti
Monteverdi
piace dopo 450

Un momento del concerto al Ristori FOTO BRENZONI
Un momento del concerto al Ristori FOTO BRENZONI

Il tema della notte era il canovaccio sul quale Rinaldo Alessandrini e il suo ensemble Concerto Italiano ricordavano al Ristori i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi. Un programma molto esaustivo che ha attinto non solo dal famoso ottavo Libro dei «Madrigali Guerrieri et Amorosi» del compositore cremonese, ma anche da altri suoi libri.

Vi si registra il trapasso dalla concezione polifonica del madrigale cinquecentesco a quella solistica che si avvia verso la prossima fioritura della cantata barocca o del duetto da camera. Certo «Il Combattimento di Tancredi e Clorinda» è il più famoso tra i «Madrigali Guerrieri et Amorosi» dove si assiste ad uno dei rarissimi «incontri pari» tra musica e poesia. Un incontro in cui la musica non ha mai bisogno di umiliarsi per servire la poesia e dove la poesia può compiacersi di tutte le sue parole e di tutti i suoi accenti, perché la musica ha trovato un prodigioso equilibrio. Sia da esempio per tutti «Il Lamento di Tancredi» col «Vivrò fra i miei tormenti e le mie cure».

Tra i capolavori offerti al Ristori, hanno fatto poi spicco, il teatrale Lamento della ninfa, «Amor-dicea» e «Al lume delle stelle», cantate magistralmente dai due soprani Monica Piccinni e Anna Simboli, dal tenore Gianluca Ferrarini e dal basso Matteo Bellotto. E’ in queste pagine esemplari che si misura al meglio la temperatura espressiva del Concerto Italiano, comprensibilmente attentissimo alla parola, alla dizione ed agli umori espressi dal dettato poetico, dove è assecondata doverosamente la maestria monteverdiana nella definizione timbrica dei colori emotivi.

Per un programma del genere, per forza di cose eterogeneo, occorrono voci dotate sia in veste solistica che amalgamate nell’insieme polifonico. Tutti e sei i cantanti del Concerto Italiano si dimostrano all’altezza di un impegno non agevole, dove avvince il fraseggio ed un timbro ottenuto da voci sempre in dosato equilibrio tra loro.

A loro sono abbinati, due violini, una viola, un violoncello, un violone, due tiorbe e il clavicembalo di Rinaldo Alessandrini. L’esito globale ottenuto è del tutto funzionale alle peculiarità dei singoli lavori e alla loro concezione concertante, con un ascolto avvincente e trascinante, che ha reso pienamente ragione del genio monteverdiano nelle sue molteplici sfaccettature di tecnica compositiva. Il concerto al termine ha goduto di un consenso eccezionale del pubblico.

Gianni Villani
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