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27 maggio 2017

Spettacoli

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08.05.2017

«Jazz e folklore
un fiume nel mare»

Enrico Trovesi ha collaborato con tutti i jazzisti italiani
Enrico Trovesi ha collaborato con tutti i jazzisti italiani

«Round About Weill & Offenbach». Già nel titolo dell’ultimo appuntamento con la rassegna «Italian Jazz Sound» al Teatro Ristori, domani alle 20,30, c’è tutto un programma.

Sul palco ci sarà il premiato duo di Enrico Trovesi (clarinetti e sassofoni) e Gianni Coscia (fisarmonica) assieme a I Virtuosi Italiani.

Un incontro ancora inedito per una serata in cui si ascolteranno alcune schegge delle celebri monografie che Coscia e Trovesi hanno dedicato a Offenbach e Weill, prese in considerazione secondo un punto di vista in cui musica popolare, folklore ma anche il jazz evocato da quell’inequivocabile titolo che rimanda al «Round About Midnight» di Thelonious Monk. Del resto, Trovesi e Coscia nella loro discografia hanno dimostrato di saper coniugare in modo peculiare le culture folk sparse tra Nord e Centro Europa, il jazz di New Orleans, l’improvvisazione e l’Accademia della musica contemporanea e la ricerca etnica.

Trovesi, originario di Nembro, in provincia di Bergamo (dove è nato nel 1944), ha collaborato con tutti i jazzisti italiani da Giorgio Gaslini a Enrico Rava, ma anche con Evan Parker, Anthony Braxton e altri improvvisatori europei e americani.

L’avvocato Gianni Coscia è uno dei fisarmonicisti più rinomati di tutta la penisola. Oltre ad essere membro dal 1996 dell’accademia chigiana, in campo jazzistico ha lavorato con Renato Sellani, con Enrico Rava e con Giambattista Lena e Giorgio Gaslini. Coscia e Trovesi hanno iniziato a collaborare nel ’94 in occasione del cd «Radici» a cui sono seguiti «In cerca di Cibo». Nel 2009 hanno pubblicato «Round About Weill in cui interpretano il songbook del grande compositore tedesco Kurt Weill e nel 2011 è uscito l’opera «Round About Offenbach».

Trovesi, lei e Coscia cosa suonerete domani al Ristori?

In realtà ci saranno alcune rivisitazioni di Offenbach e Weill ma anche spazi improvvisativi e qualcos’altro che dobbiamo ancora decidere col maestro Martini de I Virtuosi.

Non è la prima volta che il duo Coscia Trovesi incontra l’ensemble diretto da Martini, vero?

No. Abbiamo già collaborato nell’esecuzione dell’«Orfeo» di Monteverdi, un mio progetto sulla «Montagna Incantata». Ed è andata molto bene. Anche lì l’idea è quella di trovare una confluenza tra mondi diversi, un po’ come succede quando un fiume incontra un mare; c’è un incontro stilistico in cui acque diverse si mischiano.

E il jazz?

Scusi, ma il capolavoro «Blue rondo à la turk» di Dave Brubeck è jazz? No. Il tema non ha né il ritmo né il linguaggio del jazz, ed è proprio questo che ci interessa. Trovare luoghi in cui linguaggi e stili diversi trovano un terreno comune che passi anche dal folklore, per esempio. Se vogliamo dare un’idea e fare dei paragoni un po’ azzardati mi viene in mente la Third Stream, il termine che il compositore Schuller usava per la sintesi tra classica e jazz. John Lewis è un esempio: ha lavorato spesso con orchestre sinfoniche.

Offenbach e Weill: la vostra originalità rivolge però lo sguardo sempre al passato.

Non so se si può parlare di vera e propria innovazione ma poi mi vengono in mente i freejazzisti che guardavano al jazz arcaico più che al bop, oppure certi lavori di Stravinskij o Pergolesi nella «Serva Padrona» che guardava alla tradizione della prima età moderna.

Ma lei e Coscia avete in programma qualcosa di nuovo?

Guardi, in quasi 30 anni di collaborazione abbiamo fatto quattro dischi. Penso che prima della fine dell’anno registreremo qualcosa.

Coi Virtuosi Italiani «bolle qualcosa in pentola»?

No. Mi piacerebbe fare qualcosa ma per ora non è in programma.

Luigi Sabelli
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