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15 agosto 2018

Spettacoli

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28.04.2018

In 10mila per la leggenda Dylan
E in Arena l'acustica è perfetta

Potere dell’Arena e dell’acustica dell’anfiteatro che esalta la voce di Bob Dylan: se nei precedenti concerti del tour italiano il Premio Nobel aveva raccolto qualche migliaio di spettatori a data, ieri all'anfiteatro erano poco meno di diecimila. Con una gran percentuale di stranieri. E tutti in religioso ascolto. 
Non che l’artista abbia fatto qualcosa di diverso dagli altri concerti: più o meno la stessa scaletta delle prime date di aprile, uguale all’altra sera a Jesolo. A cambiare, e siamo davvero su un altro pianeta, è stata l’acustica. In Arena la voce di Dylan è risuonata perfetta, dalle asprezze di «Highway 61», con un testo tra Bibbia e racconto pulp, alle delicatezze di «Melancholy Mood», già nel repertorio di Sinatra, e ad «Autumn leaves».


La sua «voce di sabbia e colla» (copyright David Bowie), si appiccica ancora alle orecchie e raschia l'anima, come in «Paid in blood» («Ho pagato col sangue, ma non con il mio»). Suona il pianoforte spesso in piedi, con posa da rocker, stile Jerry Lee Lewis. Lo stesso atteggiamento da duro - ma è tutta ironi - quando si alza e si piazza a fianco dei musicisti (e non davanti), a gambe aperte, l’asta del microfono di traverso, come tenesse una donna durante un tango. Non suona più l’armonica e neppure la chitarra: ma anche da dietro al piano, riempie la scena. E conta su una band stellare che sembra iniziare ogni brano slabbrata, come se ogni musicista suonasse un brano diverso. Poi si ritrova e per magia esce un suono scintillante, teso, rock’n’roll intriso di blues oppure country swing con un ritmo delicato: tutti recuperano un secondo prima che parta davvero la canzone, come una squadra che ti lascia metri di campo solo per colpirti più a fondo. 


Difficile capire dalla musica cosa canterà: solo gli incipit svelano il titolo (e talvolta neanche quelli). Perché Dylan non canta per coccolare il pubblico (che non saluta mai, nemmeno con un «good night»). Così la gente applaude all’inizio i pezzi che più riconosce - solo due: «Autumn Leaves», che avrà sentito eseguita da Sinatra, Bocelli, Nat King Cole... e «Ballad of a Thin Man», la chiusura, una turbolenta versione che spinge il pubblico a invadere la platea, verso il palco, per vedere più da vicino chi non si fa vedere da anni e che ieri ha passato il tempo nascosto nel tour bus e che è uscito solo incappucciato per fare le prove. In concerto la furia revisionista di Dylan tocca perfino «Paid in blood», dal disco «Tempest» del 2012. Cioè, non solo i brani “vecchi”. Simile a un attore “costretto” a recitare la stessa parte, non potendo cambiarsi la voce, cambia il copione dove può (la musica; ché i testi sono al 90 per cento gli stessi), ma soprattutto stravolge l’interpretazione. È come avere davanti diverse messe in scena di, per dire, «Amleto». Solo che a recitare, ogni sera, arriva Shakespeare. D’altra parte l’Amleto è l’Amleto, così come «Blowin’ in the wind», quella è, e quella rimane. Solo che in Arena ieri sembrava tutt’altra cosa. D’altra parte, mai visto un Amleto uguale all’altro, giusto? Dylan ogni sera è un bardo diverso, e alcune sere è il migliore che c’è. 


E il divieto di fotografare, filmare e riprendere il concerto - ogni luce del cellulare veniva “beccata” dalla sicurezza - ha contribuito a mantenere l’Arena al buio, per la prima volta da anni a questa parte. Solo Dylan poteva costringere il pubblico a vedere un concerto dal vivo, cioè non attraverso uno schermo.

 

LA SCALETTA

Things Have Changed (dalla colonna sonora del film Wonder Boys, 2000)

Don't Think Twice, It's All Right (da The Freewheelin' Bob Dylan, 1963)

Highway 61 Revisited (da Highway 61 Revisited, 1965)

Simple Twist of Fate (da Blood On The Tracks, 1975)

Duquesne Whistle (da Tempest, 2012)


Melancholy Mood (cover, da Fallen Angels, 2016. Brano di Walter Schumann/Vick R. Knight, Sr., dal repertorio di Frank Sinatra)


Honest With Me (da Love And Theft, 2001)

Tryin' to Get to Heaven (da Time Out Of Mind, 1997)


Come Rain or Come Shine (cover, da Fallen Angels. Brano di Harold Arlen/Johnny Mercer, dal repertorio di Sinatra, Billie Holiday, Bon Crosby, Ray Charles...)


Pay in Blood (da Tempest, 2012)

Tangled Up In Blue  (da Blood On The Tracks, 1975)

Early Roman Kings (da Tempest, 2012)

Desolation Row (da Highway 61 Revisited, 1965)

Love Sick (da Time Out Of Mind, 1997)


Autumn Leaves (cover, da Shadows In The Night, 2015. Versione inglese, con parole di Mercer, del brano Les Feuilles Mortes di Joseph Kosma/Jacques Prévert; dal repertorio di Sinatra, Everly Brothers, Joan Baez, Eva Cassidy e centinaia di jazzisti)


Thunder on the Mountain (da Modern Times, 2006)

Soon After Midnight (da Tempest, 2012)

Long and Wasted Years (da Tempest, 2012)

 

Bis

Blowin’ in the wind (da The Freewheelin' Bob Dylan, 1963)

Ballad of a Thin Man (da Highway 61 Revisited, 1965)
 
Giulio Brusati
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