20 marzo 2019

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08.07.2018

Imponenti Negrita,
rock multisapore
con carica positiva

Una produzione imponente con luci, proiezioni e videowall per un concerto rock multisapore, con parti reggae, folk e pop. «Belli che siete!», dice subito Pau, cantante e leader dei Negrita, davanti al pubblico di Villafranca. Per la prima data del Festival al castello, dopo la tre giorni di Rock the Castle, ci sono 2.500 persone. All’occhio sembrano molte di più: saranno tutti i bambini che scorrazzano per il prato (sì, questo è un concerto per famiglie!). Ad aprire la serata, il cantautore Bugo in versione rock, lui che ha tracciato la strada a vari Calcutta, Gazelle e Cani. Poi, spazio allo show dei Negrita che sembra il doppio del precedente concerto al castello. Proiezioni, luci e musica: tutto pare ingigantito.

 

Anche se Pau ammette di non essere in forma perfetta: «Ieri ho fatto un frontale con un bar, indovinate chi ha vinto. Siamo usciti dal locale alle 8 di mattina. È dal ’94 che ci buttano fuori dai bar». Ed è dalla metà degli anni ’90 che la band aretina vive con un’attitudine rock, soprattutto per quanto riguarda la musica. In ogni brano, come “Siamo ancora qua“, “Non ci guarderemo indietro mai“, “Il libro in una mano, la bomba nell’altra“ e “Che rumore fa la felicità?“ ci sono carica positiva e fiducia incrollabile nel rock. Anche per questo i Negrita nel 2018 rappresentano un unicum, una band che guarda al passato recente senza trasformalo in nostalgia. Niente ironia, niente sarcasmo postmoderno. «Voglio stare bene» è il loro programma dopo anni di crisi, perdite e sfiducia. Lo sanno anche loro che gli anni ’90 “Non torneranno più“ (titolo di un loro singolo recente). Ma hanno “Imparato a sognare“, come canta Pau in un brano acustico che guarda al Dylan di metà anni '60. E non possono smettere.

 

Per “Magnolia“ il frontman si presenta solo voce e chitarra elettrica. Mai visto in vent'anni che seguiamo i Negrita. E infatti...«Non canto da solo da quando, da ragazzo, andavo in vacanza sulla riviera romagnola e usavo la chitarra per far colpo sulle ragazze straniere», ha ammesso Pau. Si torna alla formazione completa per “In ogni atomo“ dove si possono apprezzare le chitarra di Drigo e Mac, due musicisti che non fanno mai nulla di scontato o di simile. Lavoro di chitarra notevole anche in “Transalcolico“, dedicato ai veneti «popolo di bevitori», ma detto con simpatia, senza il livore di Toscani. Finale esplosivo con “A modo mio“, preceduta da una citazione dei Queen. E tutti ma proprio tutti cantano: è la party song dei Negrita ed è il modo con cui il gruppo dà l'arrivederci, con un Inno di Mameli trasformato in urlo elettrico della chitarra (perché, può farlo solo Jimi Jendrix?). Tutto prima dei bis finali. •

Giulio Brusati
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