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12 novembre 2018

Spettacoli

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17.05.2017

Haydn e Mozart, super Giovane Classicità

Un momento del concerto della Giovane Classicità
Un momento del concerto della Giovane Classicità

Un concerto suggestivo e ricco di profonde emozioni quello proposto in Sala Maffeiana da La Giovane Classicità come saluto prima della pausa estiva e come arrivederci al 2 di settembre quando proporrà «Il Barbiere di Siviglia» di Gioachino Rossini.

Un’esecuzione quella nella raccolta ed elegante Sala Maffeiana in cui hanno egregiamente brillato tre solisti: il pianoforte suonato con maestria e padronanza assoluta da Francesco Mazzoli, il clarinetto profondo e virtuoso di Gabriele Galvani e la magnifica voce del giovanissimo soprano Ekaterina Chelekhova, di soli 22 anni.

Il programma della serata proponeva musica sinfonica di Haydn e Mozart, ma, grazie alla partecipazione straordinaria della soprano russa, La Giovane Classicità ha voluto ritagliare uno spazio lirico particolare affidandole l’esecuzione dell’«Aria di Rosina». Una pietra miliare della letteratura operistica in cui la Chelekhova ha saputo ben dar mostra della padronanza di una coloratura altissima davvero notevole, oltre che delle proprie eccellenti doti interpretative. L’applauso scrosciante a fine esecuzione ha indotto il maestro a farle replicare l’interpretazione.

Nel Concerto per pianoforte e orchestra in re maggiore di Haydn il pianista Mazzoli ha messo in mostra ancora una volta le proprie doti di sensibilità e virtuosismo, già ben palesate in altre occasioni, dialogando con sicurezza e grande pathos assieme all’orchestra, sempre capace di seguirlo in ogni suo pensiero. L’orchestrazione e l’incedere pianistico sono sembrati decisamente beethoveniani, con accenti molto robusti affiancati da notevoli grandezze d’animo e di intenti.

Magnifica anche la performance di Gabriele Galvani nella interpretazione del Concerto per clarinetto K 622 di Mozart. Un autentico monumento della musica che gli ha permesso di mettere in mostra la sua squisita abilità e sensibilità.

Al primo tempo, costruito con il suo melodioso inizio e la complessa struttura contrappuntistica, è seguita l’altezza sublime dell’«Adagio» e l’eleganza del «Rondò» finale, che frase dopo frase trasfigura la poesia in leggenda.

Davvero un concerto che ha reso giustizia allo spirito del clarinetto e che Galvani ha saputo ben interpretare accompagnato da una equilibratissima ed assai convincente Orchestra Sinfonica Città di Verona che ha saputo rispondere perfettamente alla guida austera ma vibrante e sinfonica del maestro Francesco Mazzoli, in stato di grazia nel suo repertorio di elezione: il classicismo viennese.

Giuseppe Corrà
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