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25 luglio 2017

Spettacoli

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21.03.2016

Gabbani e «Amen»
«Il mio tormentone
fatto per pensare»

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Una canzone pop dall’apparente semplicità. Un invito a lasciare che le cose accadano - e così sia – che nasconde in realtà una critica al consumismo.

 

 

Cantautore di facile ascolto ma tutt’altro che leggero, Francesco Gabbani, ospite oggi alle 17 a L’Arena Live, la videorubrica del nostro sito LArena.it, registrata negli studi di TeleArena, e poi alle 18 atteso alla libreria Feltrinelli.

Toscano di Carrara, classe 1982, ha vinto di recente la sezione «nuove proposte» del Festival di Sanremo con il brano Amen e si è aggiudicato pure il premio della critica intitolato a Mia Martini e il premio «Sergio Bardotti» per il miglior testo.

La sua invocazione pop è finita in vetta alle classifiche radio, programmata a raffica dai principali network, tanto da raggiungere la posizione numero 9 della classifica airplay stilata da Earone.

Durante i giorni di Sanremo, Gabbani ha pubblicato l’album Eternamente ora, su etichetta BMG Rights Management, prodotto da Patrizio “Pat” Simonini e registrato al Kaneepa Studio di Milano. Spinto da Amen, è arrivato nella top 20 dei dischi più venduti in Italia, mentre l’elegante video, girato dal regista e fotografo Daniele Barraco, ha superato i 3 milioni di visualizzazioni.

«Amen è una canzone dalla doppia personalità», ha spiegato Francesco, che a L’Arena Live regalerà anche due brani in acustico, per sole chitarra e voce. «Da una parte la veste musicale che invita a ballare, a muoversi, a lasciarsi trascinare dal ritmo senza pensare. Dall’altra, la riflessione nata osservando l’Italia dei nostri giorni, uno specchio della contemporaneità, dove il benessere è solo consumo di beni superflui».

Il cantautore e polistrumentista (suona un po’ di tutto…) negli anni scorso ha fatto parte della band Trikobalto, prodotta da Alex Neri e Marco Baroni dei Planet Funk, un gruppo capace di arrivare anche sul palco dell’Heineken Jammin’ Festival.

Per questo motivoil brano Amen rappresenta per lui un nuovo inizio.

«Sì, è una rinascita; un nuovo modo di approcciarmi alla musica. Questo disco, infatti, è arrivato come un dono dopo un lungo periodo di gestazione».

E un titolo come Amen? Significa andare avanti nonostante tutto?

«No, non è uno slogan leggero, tipo “così sia”, ma è una battuta d’arresto», spiega Gabbani. «Amen è l’affermazione di una rinuncia alla lotta che ci rende collaborazionisti dello stesso sistema che ci sovrasta. Nessun cambiamento reale, infatti, può essere concesso dall’alto, come un miracolo, ma solo partire dal basso, da dentro ognuno di noi».

Giulio Brusati
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