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17 dicembre 2017

Spettacoli

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05.09.2017

Una mamma coraggio
tra razzismo e omofobia

L’attrice americana Frances Louise McDormand alla presentazione del film di Martin McDonagh
L’attrice americana Frances Louise McDormand alla presentazione del film di Martin McDonagh

VENEZIA

«Se qualcuno, vedendo il film, ha pensato a un western, questo probabilmente dipende solo dall’inconscio del regista, ma è vero però che nella camminata mi sono ispirata a John Wayne». Così al Lido Frances Louise McDormand, attrice statunitense e moglie di Joel Coen, protagonista indiscussa nel ruolo, in odor di Oscar, di una madre piena di rabbia in «Three Billboards Outside Ebbing», dark comedy diretta e scritta dal regista irlandese Martin McDonagh. E l’attrice statunitense, classe 1957, a chi le augura l’Oscar per questo ruolo come la sua bravura nel personaggio di Fargo, ovvero Marge Gunderson, risponde tra ironia e verità: «ormai questo personaggio me lo porterò nella tomba. Forse scriveranno anche il nome di Marge». Storia straordinaria con la McDormand e intero cast da premio, dall’autorevole capo della polizia locale William Willoughby (Woody Harrelson) al suo vice Dixon (Sam Rockwell), immaturo, violento e mammone.

Cosa accade nel film? Dopo mesi in attesa di trovare il colpevole dell’omicidio della figlia adolescente bruciata e stuprata, Mildred Hayes (McDormand) noleggia tre cartelloni pubblicitari sui quali piazza tre messaggi contro il fermo indagini sulla morte della figlia. Da qui tutta una serie di infiniti sviluppi dei personaggi per raccontare la provincia degli States tra razzismo e omofobia. Il film, in sala dall’11 gennaio con la Fox, spiega ancora l’attrice, «è alla stesso tempo divertente e malinconico, nello stile di Martin, ma anche pieno di umanità. La sua sceneggiatura, va detto, è pura letteratura e così non devi fare proprio nulla, solo leggere».

Il regista - premio Oscar nel 2006 per il Miglior cortometraggio (Six Shooter) - in conferenza stampa invece insiste molto su come al centro di Three Billboards alla fine ci sia l’umanità. «Un po’ come l’umanità che c’è in tutti noi. Anche la protagonista poi è allo stesso tempo un’eroina e un’antieroina. È comunque sbagliato vedere questo film come un lavoro che parla di razzismo. È vero ci sono personaggi razzisti, violenti, ma vanno solo capiti i loro motivi, in fondo c’è umanità in ognuno di loro».

Per quanto riguarda la McDonagh: «L’ho scelta perchè è la miglior attrice della sua generazione e anche per rappresentare la sensibilità propria alla classe operaia. Insomma era perfetta».

Infine, ci tiene a dire Martin McDonagh:«Three Billboard non è un film sulla rabbia che non è certo l’arma migliore per risolvere i problemi. E poi che dire c’è anche la rabbia dei pacifisti».

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