Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
18 ottobre 2017

Spettacoli

Chiudi

04.09.2017

Suburbicon, il razzismo
ai tempi di Eisenhower
La villa al mare e i dolori

Un’immagine dal film «La villa»
Un’immagine dal film «La villa»

«Suburbicon», uno dei concorrenti più attesi per la regia del divo George Clooney, si rivela una commedia nera, divertente, istruttiva. Il titolo identifica una cittadella residenziale americana che realizza i sogni della middle class abbiente nell’era Eisenhower. Case spaziose e linde, verdi giardini, traffico limitato, campi sportivi. Perfetto. Finché in una casa non arrivano i Meyers: padre, madre, figlioletto, benestanti con auto ma inguaribilmente neri. Suburbicon è per soli bianchi. I razzisti alzano palizzate, diventano violenti. Il piccolo Nicky (Noah Jupe), della confinante casa Lodge, è l’unico a giocare col coetaneo Andy Meyers. Una notte penetrano dai Lodge due energumeni. Babbo Gordon (Matt Damon) li affronta con calma. I due sono in spedizione punitiva razzista? Forse è solo una rapina. In ogni caso legano e narcotizzano tutti col cloroformio. Purtroppo per Rose (Julianne More) - mamma di Nicky, in carrozzella dopo un incidente automobilistico causato da marito, la dose è letale. In casa a lenire il lutto provvede zia Margaret (sempre More), gemella di Rose. I due delinquenti si rifanno vivi senza che Gordon li denunci. E in casa approda un assicuratore che accampa diritti su un premio per una morte che potrebbe essere un assassinio.

«Suburbicon» è ben cucinato: nasce da un’antica sceneggiatura dei Coen, evoca fatti reali, ricrea magistralmente i ’50 e soprattutto cita alcuni capolavori del tempo (Ore disperate, La fiamma del peccato…) con cui l’ottimo cast gareggia. A ridurre il sospetto di un eccesso di precottura provvedono le recenti inquietudini razziali negli States.

In concorso anche la «Villa» di Robert Guédiguian, cantore di Marsiglia e di generose illusioni egalitarie. Questa volta si sposta in una caletta oltre la città dove vive, in una villa sul mare, un anziano colto da malore. Si riuniscono i 3 figli già in età avanzata: l’attrice Angéle (Ariane Ascaride), l’ex sindacalista e scrittore Joseph (Jean-Pierre Daroussin), il taciturno ristoratore Armand (Gérard Mayland). L’inevitabile emergere di dolori, differenze, dissapori (e contorno di amori diseguali per età, di coppie serenamente vicine al finis vitae) non scivola mai nell’ovvio o pretestuoso perché il regista è sempre rispettoso della verità dei personaggi che, con gli stessi deliziosi attori e in ruoli magari differenziati, sostanzialmente sviluppa connettendoli col variare del mondo che li (ci) circonda, e che, a riprova dell’unicità del percorso, ci mostra riuniti, molto più giovani, in un film precedente. Chapeau a Guédiguian che da decenni aiuta a scrutare la vita.

Enzo Pancera
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1