22 gennaio 2019

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02.09.2014

Nel vajo Borago sfida il fango il nuovo film di Luca Caserta

La troupe di Luca Caserta in Val Borago, durante le riprese di L'altra faccia della luna FOTOSERVIZIO BRENZONI
La troupe di Luca Caserta in Val Borago, durante le riprese di L'altra faccia della luna FOTOSERVIZIO BRENZONI

Un uomo si sveglia all'interno di una caverna. Il volto e le mani insanguinate: non sembra sapere il perché, forse non sa nemmeno chi è. Si lava sulle rive di uno stagno per poi riprendere la marcia difficoltosa nel folto della foresta. Trova una tenda: è sua. Perché l'ha abbandonata nel cuore della notte? Di chi è il sangue che lo macchiava? Il verde del sottobosco nasconde altri inquietanti segreti e la notte sta per calare, mentre qualcosa si muove, sotto la pelle del campeggiatore solitario. Qualcosa che vuole uscire.
Dopo tre giorni di riprese si è chiuso il set di L'altra faccia della luna, nuovo cortometraggio diretto da Luca Caserta, conclusione ideale della «trilogia del doppio», iniziata con Dentro le specchio (2011) e proseguita in Dal profondo (2013), entrambi presentati al Festival di Cannes, nell'ambito dello Short Film Corner.
La troupe, composta da nove professionisti in diversi settori, ha sfidato non solo l'imprevidibilità del meteo ma anche le difficoltà di girare in location remote, di grande fascino naturale. Oltre a Caserta, produttore e filmmaker tramite la Nuove Officine Cinematografiche, il gruppo include l'attore Francesco Laruffa, protagonista del film; Elisa Bertato (organizzatore generale), Tommaso Ferrari (fonico di presa diretta), Giorgia Albi (make up artist), Martina Colli (segretaria di edizione), Davide Bertelé (operatore ciak), Dunya Carcasole (runner) e Adamo Dagradi (co-sceneggiatore e aiuto regia).
A fare da sfondo al cortometraggio, anche grazie all'intervento della Verona Film Commission, due delle location più affascinanti del nord cittadino: una delle grandi cave del Monte Ongarine, affacciata sul sentiero che domina Avesa e la Val Borago, parte del Sentiero Europeo n. 5. Sotto uno dei giganteschi massi staccatisi dalle pareti del vallone è stata girata all'imbrunire una delle scene chiave di L'altra faccia della luna.
Un'impresa a dir poco estrema, sia per il regista, che ha usato solo la luce naturale, in bilico tra sassi coperti di muschio; sia per Laruffa, che ha dovuto fare più volte il bagno in uno dei gelidi invasi alluvionali e camminare a piedi nudi sul fondo del vaio. Una sfida anche per fonico di presa diretta Tommaso Ferrari, per il passaggio continuo di aerei e il suono delle motoseghe al lavoro nei campi sopra la valle.
Magie del cinema: nonostante il freddo, l'umidità, il fango in cui si affondava fino alle caviglie e la pioggia improvvisa, le riprese si sono concluse con successo e il pubblico potrà vedere sul grande schermo i luoghi magnifici che la nostra città offre a chi voglia scoprirli e valorizzarli.

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