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22 ottobre 2017

Spettacoli

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03.09.2017

«Lean on Pete», storia
dura e commovente
«Foxtroat» toglie il fiato

Charlie Plummer con  Chloe Sevigny  per Lean on Pete
Charlie Plummer con Chloe Sevigny per Lean on Pete

Il concorso principale di Venezia 74 ospita «Lean on Pete», quarto lungometraggio di Andrew Haig, autore inglese 44enne, uno dei film migliori della stagione 2015-16 (premiati a Berlino i due protagonisti: Tom Courtney e Charlotte Rampling che ebbe anche la nomination all’Oscar).

«Lean on Pete» non nasconde di derivare da un romanzo di formazione («La ballata di Charlie Thompson» di Willy Vlautin – Mondadori) sceneggiato dal regista.

Charlie (Charlie Plummer, ne sentiremo parlare) è un 15enne gentile giudizioso che vive a Portland dove si è trasferito col padre. La madre li ha lasciati tempo addietro.

Conserva una foto della zia, unica reminiscenza affettuosa, e piccoli trofei sportivi.

Col babbo ha un buon rapporto (si scambiano il berretto e la cintura) ma l’uomo guadagna poco e come sottaniere si fa gravemente ferire. Charlie trova lavoro da Del (Steve Buscemi), anziano proprietario di cavalli Quarterback che fa gareggiare nei villaggi. Il ragazzo si affeziona al cavallo Pete (del titolo) che ha 5 anni ed è molto sensibile. Del è esperto, corretto nei soldi ma anche cinico e fraudolento e decide di vendere Pete ai messicani che lo macelleranno. Charlie, ormai rimasto solo, fugge col cavallo.

Haig tratteggia l’adolescenza con partecipazione e misura, con una sorvegliata esposizione on the road e con grande cura per il paesaggio e i suoi colori.

In concorso anche un film che non lascia indenni: «Foxtrot» dell’israeliano 55enne Samuel Maoz, già vincitore nel 2009 del Leone d’oro con l’opera prima e autobiografica Lebanon, tutto girato dentro un carro armato.

Foxtrot, su sceneggiatura dello stesso regista, inizia con l’annuncio ai coniugi Dafna e Michael Feldman (Sarah Adler, Lior Ashkenazi) che il loro figlio Yonathan, soldato, è stato ucciso. Devastante e tutto interiore lo strazio; gelide le procedure militari. Si scopre che la notizia è errata: Yonathan, con altri tre, si annoia (e disegna) a un posto di blocco nel nulla, acquartierato in uno squallido container. Situazione umoristica, quasi comica. Attenzione: il film di Maoz, tripartito come una tragedia e sapientemente scompaginato, mostra che un velo di banalità separa il flusso ordinario dall’annientamento. Il destino (si avvertono esperienze personali di Maoz) gioca con coincidenze e scarti che inducono lo sconcerto, la percezione disastrata che il regista immette nel racconto con l’impiego finissimo di anticipazioni, di oggetti, di disegni animati… La guerra endemica fa sanguinare le frontiere: sul terreno e nelle coscienze.

Enzo Pancera
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