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16 gennaio 2018

Spettacoli

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27.12.2017

La morte di Stalin è una satira grottesca

Una scena di «Morto Stalin se ne fa un altro» FOTO NICOLA  DOVE
Una scena di «Morto Stalin se ne fa un altro» FOTO NICOLA DOVE

ROMA Si sa che i regimi totalitari per la loro forte natura ideologica, possono dare con facilità spunti alla satira. Basta rendere il terrore grottesco e mettere poi gli avvenimenti in parodia. È quello che ha fatto Armando Iannucci in Morto Stalin, se ne fa un altro adattamento cinematografico di La mort de Stalin, graphic novel di Fabien Nury e Thierry Robins (pubblicata in Italia da Mondadori). La pellicola, in sala in Italia dal 4 gennaio con I Wonder, grazie anche a un cast straordinario racconta con ritmo e ironia gli ultimi concitati giorni di vita del dittatore sovietico e quelli successivi alla sua morte. Ovvero i giorni dei lunghi coltelli dei suoi molti aspiranti successori. Steve Buscemi è il pragmatico Khrushchev; Michael Palin il fedelissimo Molotov; Jeffrey Tambor interpreta il confusionario vice di Stalin, Malenkov; Jason Isaacs l’implacabile generale Zhukov; Simon Russell Beale è il mefistofelico capo dei servizi segreti Beria e Olga Kurylenko la pianista dissidente Maria Yudina. Iannucci, comico e sceneggiatore della serie televisiva americana Veep, ci tiene a dire: «Mi interessava su tutto analizzare i populismi oggi più che mai vivi, da Berlusconi a Le Pen fino Farage. I regimi totalitari stanno tutti in fondo nell’anima stessa del populismo perchè sono portatori di false verità alle quali si richiede di aderire a volte con sviluppi drammatici». Quando Joseph Stalin, l’uomo che aveva governato l’Unione Sovietica per 33 anni, muore per un ictus il 2 marzo del 1953, come fa vedere il film, non andò certo come si potrebbe immaginare. Caduto di botto nella sua dacia, il dittatore sovietico fu messo in cura solo il giorno dopo perchè nessuno era in realtà autorizzato ad entrare nella sua stanza senza un suo diretto permesso. A scoprire il malore fu solo la cameriera, la mattina dopo, l’unica autorizzata ad entrare nella sua stanza. Anche le cure furono nel segno della complicazione. Quale medico chiamare? Visto che Stalin li aveva fatti tutti fuori per paura di essere avvelenato? E quello che accade poi in quei giorni di malattia fu ancora più incredibile, perchè nessuno dei pretendenti al trono, animati da vodka, rancori e paure, poteva esporsi più di tanto temendo una sua miracolosa guarigione. Ma in Russia ancora oggi, spiega il regista, c’è chi ama Stalin e chi lo odia: «Per molti resta solo un dittatore, ma per altri è quello che ha vinto la Seconda Guerra Mondiale». •

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