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14 dicembre 2018

Spettacoli

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06.11.2015

«Gandabba», ciak a Verona
per l’ultimo film di Katugampala

Un momento delle riprese del film «Gandabba» del regista srilankese Suranga D. Katugampala
Un momento delle riprese del film «Gandabba» del regista srilankese Suranga D. Katugampala

Ugo Brusaporco

Suranga D. Katugampala, premiato regista appartenente alla seconda generazione di migranti srilankesi residenti a Verona (lui abita a San Giovanni Lupatoto), sta girando da un mese a Verona il suo nuovo film Gandabba (in italiano Via Lattea). Un film importante come tematiche, sua l’idea e la sceneggiatura firmata con Aravinda Wanninayake. La produzione vede insieme il peso del Premio Mutti offerto dalla Cineteca di Bologna, e poi il Piper di Verona, l’agenzia di viaggio cingalese Wings for World, e poi Formenti Mario, commerciante veronese, il regista e produttore Alessandro Anderloni, e Metis Africa.

Una varietà di produttori che racconta la complessità di un film che si rifiuta alla commedia per affondare il suo sguardo sulla città di Verona dove una badante giunta dal Sri Lanka, la diva Kaushalya Fernando, si prende cura di un’anziana malata, la brava Nella Pozzerle, già protagonista delle commedie di Anderloni. Non è il lavoro il problema della donna, ma il figlio, il giovane attore Julian S. Wijesekara, immerso nelle idee occidentali che mal si combinano con quelle più tradizionali della madre e della sua comunità.

Una comunità che nella realtà si è adoperata con grande impegno per aiutare il giovane regista Suranga D. Katugampala che si impegna in una produzione parlata in cingalese che rappresenterà il paese orientale nei grandi festival internazionale. Per questo di peso è il direttore della fotografia Channa Deshapriya, già premiato al Dubai International Film Festival 2009 con il Muhr AsiaAfrica Award Best Cinematographer – Feature per Ahasin Wetei (2009) di Vimukthi Jayasundara, uno dei film srilankesi più premiati. E di altrettanto peso è l’interprete principale, Kaushalya Fernando, che ha esordito con Sanda Dadayama (1996) di Asoka Handagama e che era protagonista del film Sulanga Enu Pinisa di di Vimukthi Jayasundara premiato a Cannes nel 2005.

L’abbiamo incontrata sul set del film e subito ci ha spiegato: «Ho amato la sceneggiatura già alla prima lettura, il problema di questa madre migrante e ormai un problema diffuso in tutto i mondo, sono madri che vengono da lontano, migranti, e si ritrovano a essere portatrici di una memoria che non trova traccia nei figli abbagliati dal luccicare di un mondo nuovo, fatuo. Un problema che hanno meno i padri, costretti a aprirsi nel mondo nuovo in cui trovano spazi maschili che mancano visto che il mondo è tutto maschilista alle femmine. Mi sono sentita subito nel personaggio, nel suo conflitto interno e sociale, dai risvolti tristi, perché una madre ama il figlio».

Perché ha lasciato il suo paese per venire a recitare in un film a basso costo di un giovane regista? «Per un attore è molto importante la passione per il personaggi che incontra, quando ho letto il copione non ho più voluto sapere niente: era scritto per me. E poi ho trovato nel regista un giovane ambizioso e ho creduto in lui, non solo io anche il direttore alla fotografia che ha rinunciato a offerte importanti per essere qui con noi».

Suranga D. Katugampala intanto ci parla delle scene girate a Villa Buri con quella processione con l’elefante finto che agli occhi degli adulti sembrava un vero elefante ma che per i giovani era solo un carro di carnevale, questo è il problema, non immaginare più il proprio paese, come se fosse su una stella.

Ancora pochi mesi e il film non sarà più sulla Via Lattea ma pronto per i grandi schermi, prima in Sri Lanka, poi nei Festival e … da noi. Aspettiamo.

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