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21 ottobre 2017

Spettacoli

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07.09.2017

«Ammore e malavita»
Il rap contro Gomorra

Claudia Gerini in una scena di «Ammore e malavita» dei Manetti bros
Claudia Gerini in una scena di «Ammore e malavita» dei Manetti bros

Alessandro Comin

VENEZIA

Dopo una catena di morti violente, mali incurabili, ferocia e toni cupi senza precedenti, il festival che sta rappresentando l’intera gamma delle peggiori disperazioni del genere umano si concede finalmente una boccata d’ossigeno con un film divertente e intelligente. E per di più italiano.

Risate e applausi a scena aperta, ieri al Lido, per “Ammore e malavita”, ultima scanzonata follia dei Manetti bros, primo musical nostrano nella storia del concorso, che si candida di diritto al ruolo di grande sorpresa di Venezia74. Sorprendente e sdrammatizzante fin dalle scene iniziali, con Carlo Buccirosso che canta da dentro una bara e visite organizzate per stranieri alle vele di Scampia, dove essere scippati è “l’esperienza turistica definitiva”, mentre il coro che si affaccia dalle terrazze è composto da pregiudicati agli arresti domiciliari. Claudia Gerini, moglie di un boss della camorra (appunto Buccirosso) cresciuta a commedie romantiche e film di 007, escogita un piano diabolico per salvare il marito dai killer delle cosche rivali, ma tutto si complica perché uno dei suoi fidatissimi esecutori (Giampaolo Morelli, l’ispettore Coliandro della tv) reincontra il suo amore dell’adolescenza. Con le musiche di Pivio e Aldo De Scalzo, le coreografie di Luca Tommassini e le partecipazioni più svariate, da Raiz degli Almamegretta al re delle sceneggiate napoletane Pino Mauro (che canta su un clamoroso trono di cornetti di corallo), i Manetti si divertono facendo il verso a Thriller e Flashdance, a James Bond e a Gomorra, alla tradizione e al rap, togliendosi perfino lo sfizio di citare in una stessa inquadratura Gran Torino e American Sniper contemporaneamente. “In effetti, con tutto il rispetto, il gomorrismo da qualche anno racconta una Napoli cupa e nell’immaginario collettivo Scampia ha sostituito il Golfo: è come la Tour Eiffel a Parigi o il Colosseo a Roma, ci disse una volta un nostro attore di Song’e Napule, e lì ci è nata l’idea di scherzare, mostrarne la positività e il brio anche culturale che vanno ben oltre i suoi problemi”, spiegano i registi.

Anarchica e travolgente anche la conferenza stampa: una delegazione di venti persone, con Buccirosso ad annotarsi i nomi dei giornalisti autori di domande “non gradite” e a rimproverare i Manetti quando si interrompevano a vicenda: “Facevano così anche sul set, pensate quanta pazienza abbiamo dovuto avere”. Oltre vent’anni dopo la Jessica di Viaggi di nozze, la Gerini interpreta una coatta napoletana, questa volta, e ne svela il segreto: un nonno partenopeo. Non è stato difficile nemmeno cantare, per attori non abituati, “perché bisogna pensare e agire da personaggio”. E’ un po’ quello che dirà pochi minuti dopo la coppia per eccellenza della Mostra, Javier Bardem e Penelope Cruz, compagni nella vita e nel cast di “Loving Pablo”, fuori concorso, dedicato alla relazione tra il boss della droga Escobar e la giornalista Virginia Vallejo: “E’ uno dei ruoli più terrificanti interpretati: sul set faceva paura, ma al ritorno a casa sapevamo lasciarlo dentro il film”.

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