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21 settembre 2018

Lettere

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05.09.2018

Le motovedette restino in porto

Dopo articoli, vertici, incontri, dibattiti sul tema dei migranti, alla fine credi di aver capito qualcosa sul problema di come rimandarli indietro. E invece, poi vieni a scoprire che i respingimenti costano un occhio della testa e, solo in casi estremi, si ricorre a tali interventi. Meglio consegnare loro il foglio di via, così la polizia ha fatto il suo dovere, il profugo ha un «tovagliolo» nuovo su cui appoggiare il piatto di cartone, stravaccato sotto gli arcovoli di qualche galleria in centro città. Ma il bello deve ancora venire perché un esponente della politica si è lasciato sfuggire l’affermazione che i migranti, per essere collocati nelle varie Nazioni che hanno offerto ospitalità, devono dare il loro consenso altrimenti rimangono nel luogo in cui si trovano e tanti saluti. Ecco dunque il mio parere: evitare, nei limiti del possibile, qualsiasi uscita dai porti della Guardia costiera e di altri natanti militari se non per salvaguardare delle nostre frontiere; è l’unica soluzione che tolga di mezzo responsabilità, apertura di fascicoli per sequestro di persona, richiesta di mobilità e soccorso di mezzi della croce rossa, dell’esercito e di centri di accoglienza, l’unica che prevenga anche il possibile arrivo di delinquenti che, grazie alla guerra in atto in Libia, sono riusciti ad evadere dalle carceri ed ora stanno tentando di dileguarsi magari su qualche barcone. Abbiamo regalato maldestramente dodici motovedette ai libici per controllare i gommoni che affrontano il mare, per fermarli e riportarli a casa... Ma chi siamo, Babbo Natale? La politica va interpretata e approfondita e non solo ascoltata. Giuliano Taborelli VERONA

Giuliano Taborelli
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