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17 novembre 2018

Lettere

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01.09.2018

L’ipocrisia dell’Europa

Potrebbe intendersi anche come una idea provocatoria ma, di fronte ai fatti che si sono succeduti per quanto riguarda i migranti, credo che non sia poi così assurda anche se i relativi costi e procedure per uscire dalla Ue potrebbero alla fine indurci a rimanere dove siamo. Nel contesto europeo noi siamo considerati gli ultimi: i nostri conti non vanno mai bene, la flessibilità richiesta non viene mai accettata se non con una contropartita che riguarda un nostro forte contributo ad accogliere i profughi, le nuove norme per la ridistribuzione dei nostri migranti nei vari Paesi dell’Unione non sono mai state discusse come pure il patto di Dublino, che è rimasto lettera morta. Dobbiamo poi sborsare, ogni anno, miliardi di euro, quando il Paese europeo che più abbisogna di aiuti siamo proprio noi, fra terremoti, crolli, allagamenti, flussi migratori. La cancelliera tedesca grida continuamente che non possiamo rimanere da soli; per troppo tempo abbiamo agito senza aiuti ed ora necessita intervenire. Una presa in giro bella e buona, visto che ai vertici di Bruxelles, per discutere il problema migranti, si sono presentati 12 Paesi su 27 partecipanti all’Unione, che naturalmente non hanno concluso alcunché. Gli altri se ne fregano dei nostri problemi che dovrebbero riguardare anche loro, ricevendo però continuamente i contributi che anche noi versiamo ogni anno. Per avere alla fine un minimo di aiuto, abbiamo dovuto far ricorso a Paesi fuori dalla Ue come Albania, Montenegro, Stato del Vaticano a cui si è unita, all’ultimo momento, l’Irlanda, forse per la presenza del Papa in una strana e fatale coincidenza con gli avvenimenti di questi ultimi giorni. Ma che Europa abbiamo, quale credibilità, quale considerazione, quale riconoscimento possiamo ottenere noi membri fondatori dell’Unione assieme a Francia e Germania? Dal pulpito della Chiesa parole roboanti di disumanità, di inosservanza del Vangelo, di mancanza d’amore per esseri umani sfortunati, che cercano di salvarsi la vita, che cercano un approdo per ricominciare una esistenza normale. Ma a chi sono rivolti questi appelli? A noi italiani, che abbiamo dato e pagato, o ad altri «furbetti» europei che mostrano indifferenza, menefreghismo e ipocrisia? Giuliano Taborelli VERONA

Giuliano Taborelli
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