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24 novembre 2017

Lettere

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08.07.2015

L'ateismo non nega Dio

Vorrei commentare l'articolo di Andrea Lugoboni apparso nella sezione «cultura» e riguardante il libro di Amir Aczel: «Perché la scienza non nega Dio». Andando nel sito internet della casa editrice (Raffaello Cortina Editore), nella presentazione del libro si legge che «il pensiero scientifico né dimostra l'esistenza di una qualche divinità né la confuta. Il che lascia aperta la questione della complessa relazione tra fede religiosa e ragione scientifica, in un clima di mutuo rispetto e tolleranza». Personalmente posso condividere questo agnosticismo scientifico e questo equilibrato confronto con la fede, ma allora mi chiedo perché la scienza deve dimostrare ciò che afferma mentre le religioni (nel nostro caso specifico la religione cristiana) non hanno questo onere? Francesco Avella, nel suo libro «Una mente senza Dio», scrive: «Come disse Euclide, ciò che è affermato senza prova può essere negato senza prova, quindi è chi afferma che deve portare prove concrete, non chi nega, ed io mi limito a negare le affermazioni dei credenti». «Onus probandi incumbit ei qui dicit, non ei qui negat» (alla lettera: l'onere della prova è a carico di chi afferma qualche cosa, non di chi lo nega) è un brocardo che esprime un principio fondamentale del diritto processuale, risalente al diritto romano e presente in tutti gli ordinamenti moderni: il principio dell'onere della prova. Affirmanti incumbit probatio: già i latini sostenevano che «la prova tocca a chi afferma». L'onere della prova è dunque sulle spalle del credente. È lui che afferma l'esistenza di una o più divinità, e tocca quindi a lui dimostrarla. Il non credente afferma che esiste l'universo, il credente afferma che esiste l'universo e, in aggiunta, Dio. Bene: spiegare il perché di quell'aggiunta è suo compito. Per quanto riguarda lo scienziato ateo Richard Dawkins, lui afferma che l'inesistenza di Dio non può essere dimostrata. Nel suo libro «L'illusione di Dio» (Mondadori) scrive: «Che non si possa dimostrare l'inesistenza di Dio è un fatto riconosciuto», e ciò è ovvio perché è matematicamente e logicamente impossibile dimostrare la non esistenza di una cosa che non esiste. Per contro, dovrebbe essere possibile e doveroso dimostrare l'esistenza di una cosa che esiste (o che si dice esistere). Quindi, in conclusione: perché i credenti non hanno l'onere della prova? Come i Romani avrebbero dovuto dimostrare l'esistenza di Giove e di tutte le altre divinità così avrebbe dovuto fare quella monoteista abramitica. Insomma: se così stanno le cose dovremmo essere tutti agnostici, e liberarci da una perentoria e dogmatica interpretazione tipica di tutte le religioni.Angelo CampedelliCIRCOLO UAAR DI VERONA

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